Ballarò, colpi di pistola | per l'uomo del boss Nicchi

Ballarò, colpi di pistola | per l’uomo del boss Nicchi

L'avvertimento
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La voce del quartiere trova conferme negli ambienti investigativi. Alcuni giorni fa sono stati esplosi dei colpi di pistola contro la saracinesca di una pizzeria poco distante da Ballarò, il popolare mercato di Palermo. Non è un locale qualunque. Appartiene a Paolo Suleman, finito in carcere a luglio scorso con l’accusa di essere uno dei volti nuovi della mafia del mandamento di Pagliarelli. Inutile sperare di trovare tracce dei colpi esplosi. I segni, almeno quelli visibili, stati fatti sparire in fretta. Ci sono, però, quelli profondi che minano gli equilibri mafiosi.

Suleman viene descritto come un personaggio che conta. Uomo di fiducia di Gianni Nicchi (nella foto), è stato tra gli organizzatori delle vacanze del latitante che nell’estate del 2008 si rilassò, familiari al seguito, prima a San Vito Lo Capo e poi in Calabria. Suleman era il destinatario di alcuni pizzini spediti dal giovane latitante. La sua pizzeria di via generale Cadorna è stata luogo di incontri (Suleman vi trovò pure una microspia). C’era una gran viavai. I carabinieri vi hanno filmato il passaggio, tra gli altri, Maurizio Lareddola, braccio destro del capomandamento Michele Armanno, pure lui arrestato nel blitz Hybris di luglio.

Chi e perché ha voluto mandare un messaggio così eclatante? Sull’autore del gesto, gli inquirenti non hanno dubbi: in circolazione non mancano i personaggi di spessore, capaci di fare la voce grossa. Uno detterebbe legge a Porta nuova e dintorni, compresa la zona di Ballarò, ed è stato più volte tirato in ballo nelle recenti indagini. Di Alessandro D’Ambrogio, infatti, si è scritto molto da quando è tornato libero per decorrenza dei termini di custodia cautelare. Non è il solo, però. Sempre più importanza avrebbe acquisito un personaggio soprannominato “cappellino”, che gestirebbe gli affari dell’edilizia a Pagliarelli.

Sui perché dell’avvertimento le ipotesi in ballo sono di più complicata decifrazione. Scartata l’ipotesi di un pentimento da parte di Suleman, la vicenda potrebbe essere ricondotta a una questione di soldi. Forse di ammanchi di denaro contestati a Suleman che per un periodo ha gestito le risorse destinate ad una buona fetta dei picciotti del clan. Oppure è un messaggio rivolto a qualcuno che ha sperato di proseguire il lavoro per nome e per conto di Suleman. Un messaggio per dirgli che gli equilibri sono cambiati. In qualunque modo lo si legga l’episodio di via generale Cadorna si conferma inquietante. Spia di qualcosa che non può essere archiviato come un banale fatto di cronaca.

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