Eroi della necessità: Canicattì piange i quattro braccianti morti

Gli eroi della necessità nella Sicilia dei privilegi e dei populismi

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Quattro braccianti siciliani sono morti. Chi erano

Gli eroi della necessità si alzano all’alba per compiere la loro missione: che sia salvare il mondo o campare la famiglia. E spesso le due cose coincidono. Hanno mani indurite, corpi che sono mappe di anni di travagghiu, occhi stanchi e mai rassegnati. Combattono, senza ferire nessuno.

Gli eroi della necessità, quando approdano al caffè di metà mattina, sono già stremati dalle notti di veglia, nel tentativo disperato di far quadrare i conti, e dalle giornate di fatica. Soffrono l’insonnia di chi ha trasformato da tempo il soffitto in una lavagna per i calcoli: le spese mediche, i figli da mandare a scuola, una sola macchina per fare tutto. Ma vincono le sottrazioni.

L’incidente e le vittime

Antonio Agrò, 64 anni, Diego Giordano, 53 anni, Antonino Di Vincenzo, 60 anni, Gioacchino Ferrigno, 63 anni, ecco i nomi degli ultimi eroi della necessità. Un incidente li ha stroncati. Erano braccianti, conoscevano il sudore e l’etica di quel travagghiu che, nella nostra lingua, ha il rimbombo di un sasso scagliato.

“Il loro dolore è il dolore di tutta Canicattì. Una giornata che doveva essere di quotidiano e dignitoso lavoro nei campi si è trasformata in una tragedia immane, che lascia la nostra città sotto shock e profondamente addolorata. Non ci sono parole adeguate per esprimere il cordoglio davanti a vite spezzate in modo così drammatico mentre si recavano al lavoro”. Le parole del sindaco di Canicattì, Vincenzo Corbo, le facciamo nostre.

Gli eroi della necessità

Gli eroi della necessità sorridono, affiorando da una trama di angosce. A volte ridono fragorosamente. Ti chiedi come sia possibile. La felicità è il segreto che non rivelano. Hanno tesori di affetti e sogni. Un patrimonio impignorabile.

Non c’è alcun rapporto tra la sciagura che abbiamo raccontato e il contesto. Ma esiste una suggestione. Pensando ai tanti siciliani eroi della necessità, in ogni storia che li riguardi, e mettendo in fila privilegi assortiti, fiancheggiati da populismi a buon mercato, allo strazio si aggiunge l’amarezza. Due Sicilie si fronteggiano, ma non possono riconoscersi.

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Nessuno dovrebbe diventare un eroe per garantirsi il necessario. Nessuno dovrebbe ascoltare, all’alba, il rintocco della campana che annuncia la quotidiana lotta. Nessuno dovrebbe rinunciare a un minuto di sonno per fissare quel soffitto.

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