Confindustria Catania festeggia 100 anni, l'intervista alla presidente

Busi Ferruzzi: “La Sicilia ha finalmente il riconoscimento che merita”

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La presidente racconta il percorso dell’associazione e le prospettive di sviluppo del territorio
CONFINDUSTRIA CATANIA
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CATANIA – La Sicilia al centro del Mediterraneo, le sfide per l’impresa, il peso dell’insularità e il futuro della zona industriale. A margine dell’evento che celebra i cento anni dalla fondazione di Confindustria Catania, la presidente Maria Cristina Busi Ferruzzi racconta il percorso dell’associazione degli industriali etnei e le prospettive di sviluppo del territorio.

Celebrare i cento anni di Confindustria Catania con una presidente donna al vertice: che significato ha?
“Una donna, in Sicilia. Direi che è un messaggio molto forte. Dimostra che la nostra terra è più avanti di quanto spesso si pensi e che è pronta ad affrontare le sfide del futuro valorizzando il merito e le competenze, al di là del genere”.

Quali sono oggi le principali sfide per il territorio?
“La storia industriale di Catania è straordinaria. Ho una grandissima ammirazione per quei pionieri che cento anni fa hanno avuto inventiva, creatività, coraggio e forza per fare impresa in un territorio che certamente non offriva le stesse condizioni di altre aree del Paese. Fare impresa qui è sempre stato più difficile che in Lombardia, Emilia-Romagna o Piemonte. Se oggi siamo arrivati a questo livello, lo dobbiamo in gran parte a loro. Alcune di quelle aziende esistono ancora; io stessa ne ho acquisita una che ha 102 anni”.

E il futuro come lo vede?
“In questi due anni di presidenza ho visto un cambiamento importante nell’attenzione del Governo nei confronti della Sicilia. Finalmente ci si è resi conto che la Sicilia è al centro del Mediterraneo e che questo ruolo strategico deve essere riconosciuto. Solo così possiamo diventare sempre più competitivi e attrarre nuove imprese e nuovi investimenti. Lo vediamo già, ad esempio, attraverso la crescita del nostro aeroporto e l’interesse che il territorio sta suscitando”.

Fare impresa in Sicilia è più difficile rispetto ad altre aree del Paese?
“Purtroppo sì. L’insularità continua a pesare. Abbiamo costi che altre regioni non sostengono e che incidono sulla competitività delle nostre aziende. Penso ai costi dei trasporti, che rappresentano un tema cruciale. Non possiamo competere ad armi pari se i nostri concorrenti partono da condizioni più favorevoli. Questo vale per l’agroalimentare, per il vino e per tanti altri settori. Serve una vera parità di condizioni sul mercato”.

L’Europa comprende queste esigenze?
“Credo che l’Europa debba comprendere meglio la specificità dell’insularità. Nonostante queste difficoltà, le nostre imprese hanno continuato a esportare e a crescere. È un segnale importante, ma resta fondamentale garantire condizioni competitive simili a quelle degli altri territori europei”.

Il sindaco Trantino, proprio in questa sede, ha parlato della riqualificazione della zona industriale: può rappresentare una svolta?
“Per anni abbiamo denunciato lo stato di abbandono della zona industriale. Gli interventi sono stati sporadici e la manutenzione insufficiente. Oggi, finalmente, qualcosa si muove. Dopo i nostri continui appelli sono stati stanziati 50 milioni di euro e stanno per partire numerosi lavori. È un passaggio fondamentale perché renderà l’area nuovamente attrattiva per gli investimenti”.

Cosa rende speciale la zona industriale di Catania?
“Abbiamo una delle zone industriali più belle che si possano immaginare. Abbiamo gli agrumeti accanto alle aziende, un contesto unico che altrove non esiste. Qui abbiamo le cicogne sui tralicci. A Milano no”.

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Cosa succederà quando finirà la spinta del Pnrr?
“Vedremo. Chissà che il nostro Governo non riesca a inventarsi qualcosa. Tutto sommato mi sembra che siamo partiti bene e che si sia capito il valore strategico della Sicilia”.

Presidente, la percepisco ottimista: è così?
“Assolutamente sì. Vedo grande ottimismo. Mi sembra che si sia finalmente compreso il valore strategico della Sicilia e le sue potenzialità. In Sicilia c’è ancora moltissimo da fare, ma fino a oggi la direzione è quella giusta”.

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