CATANIA – Mentre la nave Geo Barents si prepara a riprendere il largo, la Ong Sos Humanity annuncia un ricorso al Tar. L’intenzione dell’organizzazione è bloccare altri casi come quello che nei giorni scorsi ha visto diverse centinaia di migranti tenuti a bordo delle navi ormeggiate al porto di Catania.
Geo Barents: nuove missioni di soccorso
La nave di Medici senza frontiere è ancora ormeggiata al molo 36 del porto di Catania. La partenza è prevista per oggi pomeriggio, e come annunciato da Msf tornerà a compiere operazioni di soccorso nel Mediterraneo centrale.
Il ricorso al Tar
“Non ci fermiamo, faremo ricorso al Tar perché temiamo che si verificheranno altre situazioni analoghe”: lo ha affermato l’avvocato Riccardo Campochiaro, legale della ong Humanity One e presidente del Centro Astalli di Catania, al programma “L’Italia s’è desta” condotta da Gianluca Fabi ed Emanuela Valente su Radio Cusano Campus.
“La vicenda su Humanity 1 più urgente si è chiusa – ha aggiunto – con lo sbarco di tutti i migranti è stata fatta giustizia. Rimangono in sospeso alcune questioni: perché i migranti sono stati fatti scendere, se è stato il governo o sono stati i medici a decidere. Il ricorso al Tar lo faremo, è in preparazione. Abbiamo due profili – spiega il legale – il primo è legato al diritto soggettivo di poter avanzare richiesta di asilo politico nel Paese in cui si arriva. Questo è l’oggetto del ricorso che stamattina pende davanti al tribunale di Catania. Temiamo che non sarà l’ultima volta che si verificherà questa situazione”.
“L’altra impugnazione – prosegue Campochiaro – che sarà al Tar del Lazio, si basa sul presupposto che l’ordine di lasciare le acque italiane si può dare solo quando c’è un ingresso non autorizzato o quando il salvataggio non viene comunicato. Le ong chiedono quale sia il porto sicuro più vicino perché il diritto della navigazione chiede questo, le autorità maltesi non sempre rispondono e quindi poi la scelta sta agli altri Paesi più vicini e l’Italia in questo senso rispetta il diritto di navigazione, autorizzando lo sbarco in un porto sicuro. Il problema andrebbe risolto a monte – chiosa l’avvocato – non siamo noi a dover rientrare in questa logica, che è una logica politica, noi diciamo solo che questi ragionamenti non vanno fatti con le persone in alto mare”.

