Truffa sulla mobilità sostenibile: sequestrati 4 milioni a Catania

Catania, truffa sulla mobilità sostenibile: sequestrati 4 milioni

Giuseppe Castiglione domiciliari
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Il provvedimento del tribunale etneo
GUARDIA DI FINANZA
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CATANIA – Finanzieri del nucleo speciale Polizia valutaria di Roma hanno eseguito un sequestro preventivo emesso dal Tribunale di Catania, per un valore complessivo di 4 milioni di euro, nei confronti di persone fisiche e società coinvolte in una presunta frode connessa alla percezione di un finanziamento assistito da garanzia pubblica. All’esecuzione del provvedimento hanno collaborato militari delle Fiamme gialle di Palermo, Catania e Modena.

Al centro delle indagini un’impresa catanese operante nel settore della mobilità sostenibile risultata beneficiaria, nel maggio del 2024, di un finanziamento di 4 milioni di euro, erogato da un istituto di credito. L’inchiesta della Procura di Catania avrebbe fatto luce “un articolato meccanismo fraudolento fondato su un aumento fittizio di capitale sociale, deliberato solo perché era necessario per l’accesso al finanziamento e formalmente eseguito dalla società detentrice della maggioranza delle quote dell’impresa beneficiaria, con sede nel capoluogo etneo, e dimostrato mediante un assegno bancario mai effettivamente negoziato”.

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L’investimento doveva servire a sviluppare una collaborazione con un’azienda nazionale operante nel settore della micromobilità, per la gestione da parte della società beneficiaria di mezzi sul territorio avvalendosi del marchio e della tecnologia dell’impresa. Una volta accreditate sul conto corrente le somme del finanziamento sono state trasferite, nel giro di 72 ore, a una società statunitense con sede nel Delaware, sulla base di documentazione riferita all’acquisto di 3.500 monopattini, mai giunti in Italia, e di una fattura per 4,8 milioni di euro che per la Procura di Catania sarebbe risultata priva di effettività sotto il profilo commerciale e giuridico.

I rappresentanti legali delle due società coinvolte, quella beneficiaria del finanziamento e quella che ha attestato il fittizio aumento di capitale, sono indagati per truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, autoriciclaggio e false comunicazioni sociali, mentre nei confronti delle due società sono stati ravvisati anche illeciti amministrativi. 


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