Via Umberto: "Ho provato a fermare i ladri, sono stata lasciata sola"

Via Umberto: “Ho provato a fermare i ladri, sono stata lasciata sola”

La testimonianza a LiveSicilia.it

CATANIA – Catania, via Umberto all’altezza dell’incrocio con via Grotte Bianche. Sono le 15.45 di giovedì. Una giovane donna catanese attende una persona. È una giornata di sole, è piacevole stare all’aperto, così lei resta fuori dal portone, sul marciapiede. Di fronte a lei c’è una fila di scooter parcheggiata. “In quel momento, in pieno giorno, mi sono ritrovata ad assistere a un tentativo di furto. E a intervenire. Purtroppo senza riuscire a evitarlo”, racconta lei a LiveSicilia, dopo essersi rivolta alle forze dell’ordine.

“Stavo guardando distrattamente i motorini in sosta. Quello più vicino a me, un paio di passi, ha attirato la mia attenzione: era uno scooter elettrico, però aveva la targa, e si vedeva che era stato appena acquistato perché era nuovissimo e molto carino. Stavo proprio pensando a questo quando due uomini, tra i venti e i trent’anni, a bordo di un motorino elettrico bianco a noleggio, si fermano proprio lì davanti”. Uno resta in sella, sul ciclomotore fermo. L’altro scende, ha in mano una chiave esagonale, si avvicina al motorino elettrico, si dirige spedito verso la parte anteriore.

Il primo intervento

“Capisco subito che è un tentativo di furto, così intervengo: «Che fai?»”. L’uomo la guarda, risponde infastidito: “Mi dice: «Fatti i fatti tuoi, il motorino è mio ed è rotto, lo devo aggiustare». Io gli rispondo ancora: «Non credo proprio che sia tuo»”. A quel punto, iniziano gli insulti. I più classici degli improperi che si possono rivolgere a una donna. “Ho risposto che io potevo anche essere una puttana, ma lui di sicuro era un ladro. Ho alzato la voce, ho sperato che qualcuno intervenisse, mentre lui mi diceva di farmi gli affari miei e di andarmene a quel paese”.

Attirata dal rumore, si ferma una coppia in moto. Un uomo e una donna, sulla cinquantina. “Ho spiegato cosa stava succedendo, ho detto che stavano provando a rubare il motorino elettrico che era lì parcheggiato. L’uomo in moto ha detto: «Non lo sappiamo cosa stavano facendo». Nel frattempo è sceso anche l’altro ragazzo dal motorino. C’è stato un momento di urla, quell’uomo mi insultava, io dicevo che non si poteva fare finta di niente – prosegue il racconto – Me la sono presa anche con i signori che si sono fermati, perché quando hanno capito dove andava la discussione si sono tirati indietro. Io cercavo aiuto e loro facevano finta che quello che accadeva non fosse chiarissimo”.

L’aggressione

La donna continua a parlare a voce alta, iniziano ad avvicinarsi altri passanti. All’ennesimo insulto, lei fa per voltarsi e il primo uomo prova a tirarle un pugno in viso. È l’ultimo atto. I due uomini scappano: salgono di nuovo sul motorino e si allontanano, mentre ormai in via Umberto in tanti guardavano. “Io credo che tutto sia durato un paio di minuti, è stato molto veloce – prosegue il racconto – Mi sentivo sicura di me perché era giorno, non mi credevo in pericolo. E mi sono arrabbiata tantissimo: il motorino che avevano puntato probabilmente era stato acquistato con lavoro e sacrifici”.

Il furto della batteria

Tra le persone che accorrono, a fatti ormai conclusi, c’è anche un commerciante della zona che ha un modello di motorino elettrico simile a quello da cui la discussione è partita. Racconta a tutti che a lui, per due volte, è stata portata via la batteria. E così ha preso l’abitudine di smontarla dopo avere parcheggiato il mezzo e di portarla con sé. “Stamattina – continua la donna – ho però scoperto che quello che ho fatto è stato vano. Mi hanno spiegato, infatti, che quando la proprietaria è tornata al motorino ha scoperto che mancava la batteria. Probabilmente, mentre il primo uomo mi veniva incontro e mi aggrediva, il secondo ha fatto in tempo a rubare la batteria senza nemmeno essere visto“.


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