Commercialista ucciso a Belmonte | Dietro l'agguato l'ombra della mafia

Commercialista ucciso a Belmonte | Dietro l’agguato l’ombra della mafia

I carabinieri sul luogo dell''omicidio

Le indagini sull'omicidio di Antonio Di Liberto. Il killer avrebbe esploso almeno quattro colpi.

NEL PALERMITANO
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BELMONTE MEZZAGNO (PALERMO) – Avrebbe cercato di fuggire con la sua auto, ma è stato raggiunto da almeno quattro colpi sparati con una pistola 7,65 che non gli hanno lasciato scampo. Un vero e proprio agguato in via Umbria, a pochi metri dalla sua abitazione a Belmonte Mezzagno, in cui Antonio Di Liberto, che non aveva precedenti penali, viveva con la moglie e i tre figli. Chi ha impugnato la pistola avrebbe atteso la vittima fuori dalla sua villa, per raggiungerla durante il tragitto verso la Bmw, in cui il 49enne è stato trovato morto.

Dietro l’omicidio del commercialista, fratello dell’ex sindaco Pietro e parente del collaboratore di giustizia Filippo Bisconti, potrebbe esserci l’ombra della mafia: le indagini, coordinate dalla Dda e condotte dai carabinieri del nucleo Operativo, non escludono che possa trattarsi di una vendetta legata proprio alle dichiarazioni del pentito, ma è un’ipotesi ancora da accertare.

Bisconti, boss di Belmonte Mezzagno arrestato nel dicembre scorso nell’operazione “Cupola 2.0”, ha cominciato a collaborare con la giustizia un mese dopo e, da allora, ha svelato ruoli e dinamiche che avrebbero condotto alla ricostituzione della commissione provinciale, riconoscendo in foto anche uomini d’onore e presunti affiliati a Cosa nostra.

Nella località segreta dove vive sotto protezione da quando ha iniziato a collaborare, Filippo Bisconti ha parlato pure della mafia di Santa Maria di Gesù e Villagrazia, due mandamenti di cui avrebbero fatto parte gli imputati del processo d’appello in cui ora è stato depositato il primo verbale integrale del boss pentito. Bisconti, di professione architetto, scelse di defilarsi dalla riunione della nuova cupola di Cosa Nostra convocata a maggio dell’anno scorso. Decise di prendere le distanze dopo avere intuito che i boss palermitani pianificavano di far fuori i rappresentanti dei mandamenti della provincia. 

Una parentela, quella con Bisconti, che nel 2014 provocò la revoca di tre incarichi all’azienda nella quale lavorava il fratello della vittima, ex sindaco della cittadina: secondo la Prefettura, infatti, c’era la possibilità di infiltrazioni mafiose negli appalti. Pietro Diliberto, ai tempi ingegnere per la Siem, ditta che lavorava in subappalto per conto dell’Enel, è stato sindaco dal maggio 2012 al giugno 2017 ed era stato eletto appoggiato da una lista del Pd.

Nonostante questa vicenda, mantenne la sua carica di primo cittadino: “Mi contestano la parentela di ottavo grado con il figlio del fratello di mia nonna che non vedo da anni” disse due anni dopo l’elezione. Anche il padre, Giuseppe Di Liberto, era stato sindaco di Belmonte Mezzagno per diversi mandati, l’ultimo dal febbraio 1990 al novembre 1993. La famiglia della vittima è conosciuta in tutto il comprensorio e Antonio Di Liberto stesso aveva molte conoscenze e contatti grazie al suo lavoro di commercialista.

Le indagini sono coordinate dai sostituti procuratori della Dda di Palermo Bruno Brucoli e Gaspare Spedale. Al vaglio ci sono anche le telecamere della videosorveglianza della villa, ma le telecamere si troverebbero a distanza di alcuni metri dal luogo dell’agguato. In queste ore i carabinieri stanno inoltre sentendo parenti e amici della vittima, che potrebbero fornire importanti elementi agli investigatori. 


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