Commissari nelle mani di Crocetta | Pedine per conquistare il potere

Commissari nelle mani di Crocetta | Pedine per conquistare il potere

Ne ha piazzati decine, sostituendo giunte, consigli e cda. E tramite questi decide il destino di mezza Sicilia. Come nel caso di Sac.

PALERMO – Pedine. Soldatini utilizzati come i carri armati del Risiko. Buoni per conquistare qualche fetta di potere. Ci ha raccontato la storiella dell’emergenza, delle grandi riforme da compiere, dei problemi urgenti da risolvere. Ma il presidente della Regione altro non ha fatto che occupare militarmente, tramite i commissari-fedelissimi, la Regione. Con una sfrontatezza che manco il miglior Lombardo.

Il caso della Sac è solo l’ultimo. Ed è clamoroso. Lo stesso Crocetta ha brindato alla scelta dei nuovi vertici, le due donne che adesso hanno tra le mani la cloche di Fontanarossa. Ornella Laneri e Daniela Baglieri sono le nuove “preferite” del presidente e della politica, entrata in scena anche nella figura del sottosegretario Giuseppe Castiglione. Ma non è più una questione di nomi. È una questione di metodo. Il governatore usa la Regione come se fosse il suo regno. Come se l’elezione diretta avesse conferito al presidente una sorta di onnipotenza. “Metto questo qua, questo là e così mi prendo tutto”. E infatti la scelta delle due donne è giunta grazie ai voti dei vari enti commissariati, soci di Sac: tre dalla Camera di commercio di Catania, uno da quella di Siracusa, uno dall’Irsap e uno dalla provincia di Siracusa. Nel frattempo vengono ignorate, spazzate via, le regole della politica e della buona amministrazione, di quelle alla base della libertà dei cittadini. Persino quelle del buon senso. Commissaria et impera. È questo lo slogan alla base di questi tre anni e mezzo di disgraziata legislatura.

Un ex cuffariana all’Irsap

All’Irsap, ad esempio, Mariagrazia Brandara è commissario straordinario da pochi giorni. È stata nominata poco prima che si andasse al voto per Sac. Una casualità, forse. O forse no. Fino al giorno prima, infatti, la Brandara era un semplice “commissario ad acta”. Avrebbe dovuto occuparsi insomma di specifiche attività ristrette nel tempo e nei “poteri”. E invece, eccola diventare “straordinaria”, così come era stato per lungo tempo Alfonso Cicero. Voluto lì da Crocetta e dalla Confindustria siciliana (quando era ancora un blocco monolitico), prima degli strappi, le liti, le polemiche, le accuse e qualche “colpo a vuoto”: la nomina ad esempio di Alessandra Di Liberto. La dirigente però rifiutò l’incarico. E così ecco il nome buono, Mariagrazia Brandara, un passato politico (anche) al fianco di Totò Cuffaro e un presente condiviso con Mariella Lo Bello, di cui è anche la segretaria particolare.

La guerra persa a Punta Raisi

E giusto per restare in tema di aeroporti, tramite il commissariamento delle Province, Crocetta tentò di allungare la propria ingerenza anche su Punta Raisi, indicando l’imprenditore Tommaso Dragotto come amministratore delegato, forte delle fiches consegnate nelle mani della Provincia di Palermo. Commissariata, ovviamente. Con un commissario, Manlio Munafò, scelto, voluto, confermato da Crocetta. Lì, il governatore ha “sbattuto” contro Orlando, ed è stato costretto a ripiegare sulla nomina in Gesap del suo ex assessore Cleo Li Calzi. Poco male.

Le proteste degli alleati

Ma ormai il meccanismo è chiaro a tutti. E inizia a fare infuriare anche gli alleati. È il caso ad esempio di Totò Cardinale che in una intervista al nostro giornale ha ricordato: “Il governo può nominare un commissario ma non può imporre a un commissario la sua volontà. Perché a questo punto è chiaro che la volontà politica prevale su quella tecnica”.

Le province commissariate

Ma dovunque ti volti, non c’è fortino sul quale non sventoli la bandiera del governatore. E il caso delle Province è clamoroso. E anche in questo caso, il governatore non ha mostrato alcun rossore nell’ammettere come le scelte dei commissari rispondessero chiaramente a un suo disegno. Solo per citare un esempio, Crocetta scelse come commissario della sua provincia, quella di Caltanissetta, il proprio capo di gabinetto Giulio Guagliano: “Così – ammise senza remore – si saprà chiaramente a chi risponde”.

Ma il commissario non dovrebbe “rispondere” al presidente. Soprattutto se in quel momento sta sostituendo la giunta e un consiglio di un ente che è altra cosa rispetto alla Regione. Per farla breve, quindi, ecco che Crocetta tramite la sua strampalata e fallimentare riforma ha, in un colpo solo, distrutto l’ente con conseguenze evidenti su strade, scuole e servizi; ha tolto ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti; infine ha completato l’opera piazzando propri fedelissimi in enti che nel frattempo a loro volta giocano il ruolo di “soci” in altri organismi di sotto-governo e sotto-sottogoverno. In qualche caso, poi, gli enti commissariati sono tornati buoni per alimentare le ambizioni personali di altri fedelissimi di Crocetta. Come avvenne per la nomina di Antonio Ingroia, commissario alla Provincia di Trapani. Una scelta che dalla coppia composta dal governatore e dall’ex pm fu raccontata come il rivoluzionario tentativo di intensificare la caccia al latitante Matteo Messina Denaro. Poteva forse mancare la mafia? Peccato che mancassero i requisiti necessari per quella nomina, bocciata dall’Autorità Anticorruzione. Poco male. Ingroia come commissario liquidatore era già giunto in Sicilia e-Servizi. Ma poi i panni del liquidatore iniziarono a stare stretti e la società miracolosamente resuscitò dalle ceneri.

Il commissario pluristraordinario

E la solita retorica antimafia sorregge il più incredibile dei commissariamenti straordinari: quello dell’ex deputato Francesco Calanna, al vertice dell’Esa tramite incarichi, nel migliore dei casi con una scadenza “non superiore ai sei mesi”, via via rinnovati (si è perso il conto: adesso le proroghe dovrebbero essere dodici). Il fedelissimo del presidente così, esterno alla Regione, da anni guida un ente storicamente considerato il carrozzone clientelare e mangiasoldi, ma che con Crocetta ha invece ricevuto una bella mano di vernice. Tramutandosi nell’organo che ha lanciato una guerra ai mafiosi con interessi nei campi e impegnati nella svendita dei terreni della Regione. Meno male.

Intanto, piovono commissari ovunque. Dalla Crias all’Istituto Vino e Olio, dai Teatri all’Istituto superiore di giornalismo. Crocetta commissaria tutto ciò che può. Una specie di rivincita, forse, per il governatore “commissariato” da Roma sui conti, i rifiuti, le stesse Province. Ma questa è un’altra storia.

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