PALERMO – Era già emerso lo scorso settembre, quella di oggi è una ulteriore conferma. La Regione non si è costituita parte civile nel processo all’assessora al Turismo Elvira Amata. L’esponente di Fratelli d’Italia è imputata per corruzione.
Era chiaro che ormai non ci fosse più tempo per la costituzione. Il limite massimo era l’udienza preliminare. Alla Regione, invece, si erano detti convinti che si potesse ancora fare, com’era in passato, fino alla prima udienza. Stamani non c’era nessuno davanti alla terza sezione del tribunale presieduta da Fabrizio La Cascia.
La Regione si è invece costituita nel processo che vede imputato Gaetano Galvagno e nell’altro dove sotto accusa ci sono, tra gli altri, l’ex portavoce del presidente dell’Ars, Sabrina De Capitani, e l’imprenditrice Marcella Cannariato.
Assieme ad Amata era imputata Cannariato che ha scelto di essere processata con il rito abbreviato ed è stata condannata a due anni e mezzo per corruzione. Fra le due donne ci sarebbe stato un patto corruttivo: un finanziamento da 30 mila euro per la manifestazione “Donne, economia e potere”, organizzata dalla Fondazione Bellisario (rappresentata dalla Cannariato) e in cambio Amata avrebbe chiesto un lavoro e un alloggio per un nipote.
I pm Felice De Benedittis e Andrea Fusco hanno chiesto di sentire dieci testimoni. Ventisette i nomi della lista testi degli degli avvocati Giuseppe Gerbino e Sebastiano Campanella, tra cui il governatore Renato Schifani e Gaetano Galvagno.
Completano la lista testi: il dirigente regionale Giuseppe Librizzi, Valeria Lo Turco, segretario particolare dell’assessore al Turismo; l’imprenditore Tommaso Dragotto; Sabrina De Capitani di Vimercate, ex portavoce del presidente Galvagno; Iolanda Riolo, all’epoca dei fatti presidente dell’Irfis; Maria Concetta Antinoro, dirigente generale del dipartimento turismo e i componenti del gabinetto Giuseppe Martino, Tommaso Salemi, Bernardo Campo, Ludovico Giambrone, Pasquale Currò, Lucia Di Fatta; la rappresentante legale della fondazione Marisa Bellisario Consolata Golfo e la dipendente della fondazione Marina Abate, oltre a Caterina Cannariato e Giorgio Cannariato. Citati anche il nipote dell’assessora Amata Tommaso Paolucci e il cognato Gianluca Paolucci.
Lo scorso settembre da Palazzo d’Orléans avevano precisato che l’amministrazione non aveva ricevuto la notifica dell’udienza dibattimentale. Cosa non dovuta perché al governatore era stato notificato l’avviso dell’udienza preliminare. Nemmeno in quella sede si era però registrata la costituzione di parte civile.
“Mancata costituzione di parte civile non pregiudica futura richiesta di risarcimento”
Nell’auspicare che l’assessore regionale al Turismo Elvira Amata possa dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati, Palazzo d’Orléans ribadisce che la mancata costituzione di parte civile non pregiudica il diritto della Regione di avanzare, in caso di condanna, la richiesta di risarcimento del danno in sede civile.
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In caso di condanna – chiarisce Palazzo d’Orléans -dell’assessore regionale al Turismo Elvira Amata, la Regione Siciliana avvierà immediatamente un’azione in sede civile per ottenere il risarcimento del danno.
Il Tribunale ha affidato l’incarico a un perito per la trascrizione delle intercettazioni. Prossima udienza il 13 gennaio.




