“Non c’era più niente da fare”. Parla un rappresentante della “Diving Barracuda” e preferisce che il suo nome non venga scritto. Le famiglie del mare – in questo caso i sub – sono efficienti e discrete. Raccontano al collettivo una tragedia che appartiene a tutti, il lutto di due vite giovani spezzate da una terribile bravata.
L’uomo di mare che narra ha una lunga esperienza di immersioni e frequentazioni con l’acqua. E’ un maestro e conosce le insidie che si nascondono dietro la bellezza.
“Eravamo fuori per un’immersione – spiega – abbiamo visto i lampeggianti sul porto e ci siamo subito resi conto che era successo qualcosa di grave. Ci siamo avvicinati, ci hanno chiamato e l’intervento è scattato subito, il tempo di mettere la muta e prendere l’attrezzatura. Sotto è andato uno dei miei”. Il coraggio non è bastato. “No, non c’è stato nulla da fare. Era già passato un quarto d’ora. Abbiamo tentato con i vigili del fuoco una rianimazione cardio-polmonare. Era già troppo tardi”.
Ustica è incredula. Racconta il maestro di immersioni: “Ci siamo fermati per rispetto del dolore e delle famiglie. Siamo in lutto cittadino. Questi due ragazzi hanno commesso una sciocchezza. Ma è prevalente il senso di tragedia”.

