Costruiamo la sanità che vogliamo: cosa serve per farlo

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Il convegno e l'intervento

 Sabato 26 settembre, all’Hotel Astoria Palace di Palermo, si è svolta la prima riunione dei tavoli tematici dell’“Officina della Sanità Siciliana – Costruiamo la sanità che vogliamo”. Pubblichiamo l’intervento di Massimo Russo.

Cari amici,
è stata una giornata importante. E credo possiamo dirlo senza enfasi: è andata molto bene.
Oltre 200 persone hanno partecipato alla prima riunione dei Tavoli dell’Officina della Sanità Siciliana. Medici, professionisti della sanità pubblica e privata accreditata, università, associazioni, operatori, cittadini. Molti erano lì anche semplicemente per capire che cosa stesse nascendo.

E forse proprio questo è uno dei segnali più belli: c’è curiosità, c’è attenzione, c’è soprattutto una domanda forte di partecipazione.

Gli interventi che si sono susseguiti, dal professor Elio Borgonovi al Magnifico Rettore dell’Università di Palermo Massimo Midiri e a tutti gli altri autorevoli relatori, hanno mostrato immediatamente il livello di competenza che l’Officina è riuscita a mettere insieme e hanno messo a fuoco, senza nasconderle, molte delle criticità del nostro sistema sanitario. La stessa impostazione dell’incontro era quella di avviare un percorso civico, aperto e competente, destinato a proseguire attraverso i Tavoli fino a una proposta complessiva di riforma.

A un certo punto sono stato anch’io, diciamo così, trascinato a parlare. Ho provato a spiegare il senso profondo di quello che stiamo facendo.

Stiamo tentando di riportare la sanità al centro del dibattito pubblico e politico siciliano. Attenzione: non è vero che la politica non si interessi della sanità. Se ne interessa eccome! Ma troppo spesso l’attenzione si concentra sulle articolazioni del sistema, sulla gestione, sugli equilibri immediati, anziché su una visione complessiva e sui risultati per le persone. Sembra più interessata al business delle inefficienze, prendendo a prestito una felice espressione del prof. Borgonovi.

Noi vogliamo provare a cambiare il punto di osservazione. Guardare la sanità con gli occhi dei cittadini. Con gli occhi di chi aspetta una visita o un esame. Di chi cerca una diagnosi. Di chi entra in un pronto soccorso. Di chi assiste una persona fragile. Di chi soffre e ha bisogno di una risposta in tempo, perché in sanità il tempo non è mai una variabile neutra.

Ma anche con gli occhi di chi ogni giorno vive nella sanità e della sanità: medici, infermieri, professionisti, operatori, amministratori, strutture pubbliche e private, università e ricerca.

È da questo incontro tra chi cura e chi viene curato che può nascere qualcosa di nuovo. I temi li abbiamo individuati: governo del sistema, territorio, ospedali ed emergenza, liste d’attesa, prevenzione, professionisti, innovazione, mobilità sanitaria. E soprattutto azioni per uscire dal piano di rientro e governance unica di sanità e sociale . Questo temi sono la base del lavoro dell’Officina.

Adesso viene la parte più difficile. Entrare nel merito. Capire cosa cambiare, come cambiarlo, con quali strumenti, con quali risorse e in quali tempi. Ascoltare i problemi, ma anche riconoscere ciò che funziona e provare a trasformare le buone pratiche in sistema. E soprattutto andare nei territori. Ascoltare le province, le città, le aree interne, le isole. Perché il programma che vogliamo costruire non deve nascere in una stanza e poi essere portato in giro per la Sicilia. Deve accadere il contrario: deve essere la Sicilia, attraverso i territori, le competenze e le esperienze, a costruirlo.

Abbiamo già oltre cento persone iscritte ai Tavoli. È un patrimonio straordinario, ma è soltanto l’inizio.
Perché la forza di questo percorso dipenderà dalla qualità delle proposte, certamente, ma anche dalla partecipazione.

Una voce isolata può essere ignorata. Una proposta di pochi può essere messa da parte. Ma una comunità civica, sociale e professionale ampia, competente e radicata, che mette insieme chi cura e chi viene curato, diventa un interlocutore con cui la politica deve confrontarsi. E questo è il senso politico — nel significato più alto e democratico della parola — dell’Officina. Non sostituirci alla politica. Non costruire un partito o una nuova sigla. Costruire una partecipazione civile capace di elaborare proposte, di portarle alle istituzioni e di chiedere risposte.

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Alla fine di questo percorso vogliamo consegnare un programma di cambiamento della sanità siciliana e poter dire: questo lavoro non viene da pochi. Viene dai territori. Viene da chi cura e da chi viene curato.
Viene dalla Sicilia.

Oggi, quindi, non abbiamo semplicemente fatto un bel convegno. Abbiamo cominciato. Adesso bisogna crederci, partecipare e far crescere l’Officina. Perché la sua forza non sarà ciò che è successo oggi. La sua forza sarà ciò che sapremo fare da domani. Grazie davvero a tutti quelli che oggi hanno partecipato e a tutti quelli che hanno deciso di mettersi in gioco. Costruiamo insieme la sanità che vogliamo.

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