CATANIA – Sicuramente la sua elezione a presidente dell’Ordine dei Medici è capitata in un periodo molto delicato dal punto di vista sanitario. E sono, tantissime le emergenze e le sollecitazioni da parte dei camici bianchi, a cui rispondere con fermezza e anche efficacia. Di questo ne è ben consapevole Igo La Mantia, che però oltre alla pandemia Covid-19 nella sua tabella di marcia ha un importante traguardo da raggiungere quello di “recuperare fiducia” nell’opinione pubblica e soprattutto tra i giovani iscritti. Il periodo dei veleni è stato lungo e insidioso. E quindi la risoluzione delle questioni Fondazione e nuova sede restano nodi centrali nel programma. Ma vanno affrontate in parallelo a quanto sta accadendo nel mondo. Con i medici in prima linea, dal medico di base al primario di reparto.
Qualche giorno fa, Igo La Mantia in qualità di presidente dell’Ordine dei Medici di Catania, ha partecipato – in video conferenza – alla seduta della Commissione Sanità all’Ars durante la quale i componenti del Comitato Tecnico Scientifico della Regione hanno fotografato la situazione. Che diciamolo, cambia e purtroppo guardando i numeri si aggrava di giorno in giorno.
La Mantia ha le idee chiare su alcuni punti: promuovere i vaccini antinfluenzali ai pazienti più fragili e lasciare fuori la polemica politica. “Non è questo il tempo, siamo davanti a un virus che ancora conosciamo poco e che viaggia a velocità stratosferica”, dice.
Sul Covid Hospital ad Acireale l’otorinolaringoiatra ha la sua opinione ben precisa. Ma chiarisce: “Parlo da medico e non da presidente dell’Ordine”. “Il Santa Marta è un presidio che conosco bene, come conosco bene le eccellenze che vi operano. Ma siamo in guerra e dobbiamo essere disposti a fare dei sacrifici tutti. Va evidenziato – commenta La Mantia – che il primo passo da fare nella lotta al contagio è evitare le commistioni e quindi creare percorsi dedicati al malato covid. E per come è strutturato Acireale, cioè in verticale, è inattuabile poter creare zone che non entrano in commistione con altre aree. E, ammettendo e criticando i ritardi che ci sono stati e quanto poteva essere fatto durante questi mesi, la creazione di posti letto – insiste – è indispensabile perché tra due settimane potremmo trovarci a gambe all’aria”.
Come si combatte una pandemia? “Con la prevenzione”, è la risposta. Che si divide in primaria e secondaria. “La primaria prevedere l’uso del vaccino che non abbiamo o in alternativa la quarantena che sappiamo tutti ha conseguenze sociali ed economiche pesantissime”, argomenta La Mantia. “Allora bisogna puntare alla prevenzione secondaria. Non possiamo pensare solo a fare posti di terapia intensiva, il nostro obiettivo deve essere quello di non far arrivare i pazienti in ospedale”.
“Bisogna agire sul territorio, con in coinvolgimento dei medici di base e dei pediatri. Se non faremo questo, avremo fallito”, è la sentenza del Presidente. E quindi bisogna dare strumenti necessaria a monitorare i positivi, isolarli e quindi tracciare i contatti. “Creare un legame efficace tra medico di base e Asp”.
“Potenziare i tamponi a domicilio è un passo fondamentale”, dice La Mantia. “Ed è per questo che abbiamo accelerato l’iscrizione all’albo dei giovani medici laureati in modo che possano partecipare al bando e quindi rinvigorire le file delle Usca”, aggiunge ancora. “Lo screening è il nodo centrale della prevenzione secondaria”. Ed è anche quello che permette di diagnosticare in tempo e quindi di agire in tempo.
C’è da tutelare le persone più fragili, che sono gli anziani e i pazienti con altre morbosità. “Non bisogna sottovalutare i primi affanni e la prima sintomatologia”, avverte La Mantia. E poi le solite, ma a quanto pare per alcuni difficili da rispettare, regole basilari: indossare la mascherina coprendo naso e bocca, distanziamento sociale e igiene delle mani.
“Non dimentichiamo che per affrontare l’emergenza Covid si stanno trascurando alcune fasce di malati”, ricorda il presidente dell’Ordine dei Medici. E forse allora, servirebbe, più senso di responsabilità da parte di tutti per poter permettere al sistema sanitario di operare e garantire cure e assistenza.

