Inchiesta Liberty Lines, le "avaria nascoste": gli indagati

Inchiesta Liberty Lines, le “avarie nascoste”: i nomi degli indagati

Le microspie nella stanza di Anna Alba e Alessandro Forino. L'incontro con il luogotenente Elio Maniglia
Sotto inchiesta 46 persone, in 9 a rischio misura cautelare

TRAPANI – “Io cristiani a morire non ne porto”, diceva un comandante riferendosi a un traghetto della flotta della Liberty Lines che probabilmente in precedenza aveva viaggiato senza stabilizzatore. Una frase forte per spiegare, sostiene l’accusa, che ci fosse più di un problema da affrontare.

Il tema chiave dell’inchiesta che vede indagate 46 persone e due società riguarda la mancata segnalazione delle avarie a bordo.

In questa maniera la compagnia di navigazione continuava a ricevere i contributi pubblici dalla Regione siciliana per i collegamenti con le isole minori. Le avarie sarebbero state nascoste per evitare di incappare in una possibile revoca della concessione. Un modo, al momento della partecipazione al bando, per non fare emergere “l’inefficienza della flotta” per gestire il servizio.

Un giorno un comandante annotò che nella sala macchine usciva del fumo bianco. Era stato il generatore “che è andato in sovraccarico”.

Qualcuno della dirigenza della Liberty Lines protestò perché il problema di “merda” era stato segnalato nei documenti di bordo. Erano accese le microscopie dei finanzieri mentre altri ammettevano che “io ho avuto l’incendio a bordo…” oppure che “a te è andato a fuoco il quadro elettrico”. Circostanze di cui non ci sarebbe traccia nei documenti ufficiali.

Gli interrogatori preventivi

È una mole di carte quella sfociata nel sequestro preventivo per un totale di 100 milioni di euro. Ci sono degli indagati che hanno ricevuto la convocazione per l’interrogatorio preventivo. Sono Anna Alba (persona designata a terra), Alessandro Forino (presidente del consiglio di amministrazione), Giancarlo Licari (comandante d’armamento), Ferdinando Morace (direttore tecnico), Elio Maniglia (luogotenente della Capitaneria di porto di Trapani), Carlo Cotella (amministratore delegato), Marco Dalla Vecchia (dirigente operativo flotta), Gianluca Morace (direttore generale) e Nunzio Formica (dirigente operativo flotta). Per loro la Procura ha chiesto una misura cautelare.

C’è un capitolo dedicato dell’inchiesta in cui viene ipotizzata la corruzione. Qualcuno avrebbe passato ai dirigenti della Liberty Lines notizie riservate di indagini in corso da parte della Capitaneria di porto oppure semplici segnalazioni di inefficienze. Via WhatsApp venivano spedite le foto delle relazioni. Tutto questo, secondo la Procura della Repubblica di Trapani, in cambio di biglietti per traghetti e aliscafi. In un caso anche di un posto di lavoro.

La difesa

Dalla società respingono con fermezza le ipotesi di reato. Parlano di un decreto di sequestro “emesso, dalla procura di Trapani, in carenza sia di qualsivoglia ragione di urgenza sia degli ulteriori presupposti che avrebbero consentito l’adozione”. Si dicono certi di potere dimostrarlo al giudice e di riottenere la “piena operatività della società”.


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