Dall'antimafia a Zichichi | Tutti i disastri targati Crocetta

Dall’antimafia a Zichichi | Tutti i disastri targati Crocetta

Nell'alfabeto del fallimento, il caos della burocrazia e il potere del cerchio magico, la "e" di Economia e la "f" di Formazione. Insieme alle Province fantasma e alla Sanità ferma, ai 34 assessori e ai casi Humanitas e Sicilia e-Servizi. Tutto unito da un unico filo rosso: distruggere e non ricostruire.

PALERMO – Dalla “a” allo zero. La “a” sta per antimafia. Un termine che ha sconfessato la sua lettera iniziale. Da “azione” si è tramutata in slogan, strumento di potere. O forse, a quell’iniziale ha ubbidito, declinando il concetto in quello – sciascianamente parlando – di “alibi”. Apparenza. Un atteggiamento che finisce per permeare il catalogo (in rigoroso ordine alfabetico) dei disastri e dell’inefficienza di questa parentesi di governo. Capace di far rimpiangere un passato rispetto al quale ci si sarebbe aspettati una vittoria facile facile.

Burocrazia, cerchio magico e doppia morale.

E invece ecco che alla lettera “b” spunta la burocrazia regionale. Attaccata, mascariata, e poi utilizzata strumentalmente. Le rotazioni e gli spostamenti (innumerevoli quelli dei direttori generali) hanno paralizzato la Regione. Lo ha scritto anche la Corte dei conti, nell’ultimo giudizio di parifica. Crocetta ha abbozzato. E continuato a ruotare, giungendo a cambiare, ad esempio, al dipartimento Lavoro e Formazione tre dirigenti generali in un mese e mezzo. Mentre all’Economia ha inventato, in piena sessione di bilancio, il ruolo del ragioniere generale supplente (Giovanni Bologna). Lì siamo giunti a quattro dirigenti generali (si iniziò con Biagio Bossone, si proseguì con Mariano Pisciotta e, dopo la supplenza, ecco Salvatore Sammartano) in questa legislatura. Restano ben salde, invece, alla lettera “c”, alcune figure. Quelle del famoso “cerchio magico” del governatore. Dal senatore Beppe Lumia al segretario generale e nei fatti plenipotenziaria Patrizia Monterosso. Quest’ultima è un po’ il segno di cosa si può trovare alla lettera “d” del catalogo dei disastri. Il ricorso, cioè, a una “doppia morale” utile a massacrare avversari politici, planando sul venticello del sospetto. E di soprassedere, invece, di fronte a pronunce della Procura contabile, per quello che il Crocetta della “prima morale” avrebbe definito “manciugghia” (dalla vicenda degli extrabudget nella Formazione che ha coinvolto anche il segretario generale, all’utilizzo disinvolto delle autoblu di Anna Rosa Corsello fino alle assunzioni di Ingroia a Sicilia e-Servizi).

Le ragioni del fallimento: economia e Formazione

L’architrave crollata, che sta dando il via al disastro, però, è alla lettera “e” di Economia. E in questo caso, anche in ossequio al tema, basterebbero i numeri. In due anni il governo ha dovuto approvare qualcosa come sei manovre finanziarie e correttive. Nell’ultimo annno ha cambiato quattro assessori (Francesca Basilico D’Amelio, Luca Bianchi, Roberto Agnello e Alessandro Baccei) e, come detto, tre ragionieri generali. E il numero degli articoli delle leggi di stabilità impugnate dal Commissario dello Stato sfiora quota “cento”. Ma quantomeno, adesso, il Commissario non c’è più. Alla “f” troviamo le macerie della Formazione professionale. Doveva essere il simbolo del cambiamento. Della svolta. Rappresentata dal volto giovane di Nelli Scilabra. E il fallimento è anche lì. Nel sacrificio dell’assessore sull’altare della real politik. E soprattutto nei risultati ottenuti finora da questa giunta. A cominciare da un dipartimento svuotato di decine di dipendenti e condannato, di fatto, all’immobilismo e a ritardi biblici nei pagamenti. E poi, ecco i fallimenti di Prometeo, nato per “salvare” i dipendenti degli enti “cattivi” e invece in grado solo di condannare quei lavoratori al precariato della questua. Per non parlare dell’errore di attribuire al piccolo Ciapi di Priolo il peso di un intero settore allo sfascio, la gestione degli ex dipendenti degli sportelli e il flop colossale del Piano giovani con tanto di guerra intestina tra giunta e burocrazia.

Il “cuore” del flop: la “g” di governi

La giunta. Anzi le giunte. Se alla “e” di economia si può trovare la ragione del flop, è alla lettera “g” c’è il cuore del disastro. La “g” di governo. Da declinare al plurale, a dire il vero. Crocetta uno, bis, ter. Cambia poco. Tranne gli assessori, ovviamente. Trentaquattro in ventisei mesi. Uno ogni venti giorni. Una litania di errori, ripensamenti, atti di cinismo. Come quello di “bruciare” un giovane consigliere comunale siracusano per una ventina di giorni. Piergiorgio Gerratana, seppur nella brevità della sua “storia” è la sintesi della schizofrenia dell’esecutivo. E della presunta maggioranza che lo sostiene a correnti alterne e con schieramenti variabili. Mutando, con scadenze persino più brevi di quelle delle bollette Enel, uffici di gabinetto e dirigenti. E i siciliani, dopo due anni, attendono ancora di capire in che direzione il “timoniere” stia portando la sfasciata imbarcazione dell’Isola.

Humanitas, informatica e l’ombra di Lombardo

L’”h” è muta. Forse anche per questo, il progetto che puntava a ingrandire la clinica catanese “Humanitas” passò inizialmente nel silenzio generale. Poi, dopo le inchieste di questo giornale, il “passo indietro” con tanto di coda polemica e carte in tribunale. Un successone. Come quello della “i” di informatica. Rappresentata da una società come Sicilia e-Servizi su cui, in due anni, si è riuscito a dire di tutto. Bisognava chiudelo, quel carrozzone, secondo Crocetta. “Dell’informatica si occuperà direttamente la Regione”, aveva assicurato il governatore che “creò” persino un ufficio speciale (tutt’ora in piedi, chissà a far cosa) addetto al settore. Poi, improvvisamente, si pensò di salvarlo, il carrozzone, puntellandolo con la garanzia di legalità rappresentata da Antonio Ingroia. Una scelta che i Procuratori della Corte dei conti hanno giudicato come una rinuncia ai “principi di legalità”. E hanno “rinviato a giudizio”, per questo motivo, sia Crocetta che lo stesso ex pm. Oltre a mezza giunta.

Per un po’, alla guida di Sicilia e-Servizi fu confermato Antonio Vitale. Avvocato scelto da Lombardo. Nonostante la sbandierata necessità di segnare un solco col passato. Una discontinuità. A dire il vero difficile da vedere, considerata la “simbiosi” col senatore Lumia, che di Lombardo fu gran sostenitore politico. Ma anche osservando da chi è composta la maggioranza di Crocetta: da Lino Leanza a Giovanni Pistorio, solo per fare due (tra le decine) di nomi. I due “bracci destri” del governatore di Grammichele finito nei guai con un’accusa di mafia.

Mutui, nomine e rifiuti

Alla “m” stanno i mutui. Tre in un anno e mezzo. Tre miliardi che i siciliani dovranno pagare in comode rate annuali. Per trent’anni. E “m” sta anche per Muos. Il radar americano installato a Niscemi e potenzialmente pericoloso per la salute. Pericoloso almeno in campagna elettorale, quando Crocetta promise la chiusura della struttura. Per poi ripensarci. Mica si poteva scontentare gli americani…

Tano Grasso, intanto ancora aspetta di firmare quell’incarico. Doveva essere il “dirigente dei dirigenti”. Col bollo, ca va sans dire, dell’antimafia. Valeria Grasso si chiede invece perché, dopo essere stata nominata alla Fondazione orchestra sinfonica nonostante non ne capisse granché di musica, sia stata dimenticata. E di storie simili, in due anni, se ne potrebbero raccontare diverse. Ma al di là di queste, emerge un dato. Alla “n” di nomine, si trova un caos costante. Dai dipartimenti regionali alle società partecipate, passando per gli altri enti, è tutto un fiorire di precari della poltrona. Molto spesso “fedelissimi” del governatore, che li sposta come pedine. Dagli assessorati alla sua segreteria particolare, o in ruoli di consulenti (è il caso, solo per essemplo, di Nelli Scilabra, Mariella Lo Bello, Salvatore Calleri, Roberto Agnello). Non ha trovato uno strapuntino, invece, Nicolò Marino. Per lui, alla “o” di Oikos, società che gestiva una mega discarica nel Catanese, è finita l’avventura in giunta. Un addio che “certifica” il fallimento della “prima” antimafia crocettiana, rappresentata, all’alba della rivoluzione, anche dall’ex pm. E anche, ovviamente, il flop nella gestione dei rifiuti, con tanto di ultimo e recente “no” alla richiesta di commissariamento.

Le Province fantasma e la Sanità ferma

E a proposito di flop, quello elencato alla “p” di Province ha una portata persino mediatica. Crocetta, in televisione, le ha abolite. Un intervento radicale che si è tramutato in commissariamenti infiniti, difficoltà finanziarie, scontri con i sindacati e soprattutto nella repentina e grotteca marcia indietro. Con la maggioranza a chiedere al governatore: “Per favore, lasciamo perdere questa riforma e limitiamoci ad applicare il decreto Delrio”. Macché. Il governatore ha abolito le Province, e soprattutto un pezzo di quella casta che, bersagliata apparentemente con le bordate che stanno alla “q” di qualunquismo, continua a vivacchiare ovunque. Nei posti di sottogoverno, ad esempio. E nelle stesse Province, dove Crocetta si è persino fatto bacchettare dall’autorità “anticorruzione” per aver attribuito il ruolo di Commissario a Trapani ad Antonio Ingroia. Inviato lì, stando alle parole del presidente, per coadiuvare le ricerche del latitante Messina Denaro. Già, l’anticorruzione è una cosa, l’antimafia è un’altra cosa. È l’origine di tutto. È il nucleo caldo della “rivoluzione” che sta alla lettera “r”. Una rivoluzione da tradurre anche nel discusso, ingarbugliato settore della Sanità. Anche lì, nonostante la garanzia di onestà rappresentata da Lucia Borsellino, Crocetta è riuscito a fermare tutto con una surreale selezione dei nuovi manager. Durata un anno e mezzo (di commissariamenti, ovviamente), per poi fornire una rosa che Crocetta continuerà a modificare sulla base dell’amicizia e della politica. Subendo, nel caso ad esempio dei direttori catanesi Paolo Cantaro e Angelo Pellicanò, prima scelti, poi defenestrati per il timore di violare il decreto Renzi contro le nomine dei pensionati, pure la “stoccata” del ministro Marianna Madia: “Non c’era alcun motivo di revocarli”.

Distruggere (anche la verità) e non ricostruire

Distruggere, e non ricostruire. Questo il senso dell’azione del governatore in questi due anni. Una “cifra” che sta tutta in due lettere: la “t” di Turismo e la “u” di Ufficio stampa. Il primo, che doveva “volare” sulle note di Franco Battiato, stando ai dati forniti dall’assessore all’Economi Baccei è in crisi gravissima. Il secondo fu smantellato dalla furia palingenetica di Crocetta. Che ha deciso di comunicare da solo. Con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Crocetta comunica da solo. Specialmente in tv, in questi due anni. Puntando – ed è storia anche di queste ore – più all’estetica che al contenuto. Al punto da sacrificare la “v” di verità. Pochi giorni fa, solo per restare all’ultima (ma dall’istituzione dei Trinacria Bond alla scelta di trasformare l’Ast in una compagnia aerea, fino alle confuse cifre del suo stipendio potremmo fare notte) ecco la “bugia” in tv: “Abbiamo chiuso l’Arsea” ha detto a una trasmissione di La7. E invece l’ente più inutile tra gli enti inutili è ancora in piedi per ragioni puramente politiche: serviva l’appoggino all’Ars degli autonomisti. Dalle vele spiegate della rivoluzione al “piccolo cabotaggio”. Quanto sono lontani i tempi in cui l’assessore con la “z”, Antonino Zichichi, prometteva di intitolare tutte le piazze più importanti di Sicilia ad Archimede, e di lavorare al progetto dei progetti: quello che avrebbe consentito di conoscere la vera origine delle nuvole. Di tempo ne è passaro, ma alla “z” del governo Crocetta c’è soprattutto un enorme, sconfortante zero: zero riforme. Zero crescita. Zero sviluppo. Zero speranze.

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