Dizionario dei popoli in bilico |che bussano da Mamma Regione

Dizionario dei popoli in bilico |che bussano da Mamma Regione

Dalla C dei consorzi di bonifica alla S degli "sportellisti", un esercito di stipendiati a rischio.

Il caos dei conti
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PALERMO – L’elenco è sconfinato. Ed è l’altra faccia della medaglia dello stipendificio che la Regione campione d’assistenzialismo è diventata nel corso dei decenni. Oggi, quell’esercito di stipendiati, che si aggiunge ai dipendenti regionali, è attraversato da una più che fondata paura sul proprio futuro, legato alle precarie condizioni delle casse regionali, collassate per una pluralità di concause, tra cui spicca la stretta imposta dallo Stato centrale, che ha messo in ginocchio un’economia fondata quasi esclusivamente su spesa pubblica. E così le strade siciliane, e palermitane in particolare, sono diventate il quotidiano teatro di disperate proteste per un lungo catalogo di categorie appese a un filo. E magari in molti casi senza stipendio da mesi.

Tutti aspettano una leggina, un decreto, un emendamento. Tutti entrano ed escono dalle commissioni dell’Ars dove ricevono rassicurazioni, magari poi smentite dai fatti nelle ore successive. Tutti tornano in piazza, a quel punto. Aspettando che sui conti della Regione torni un po’ di sereno, magari grazie a quel mezzo miliardo che si attende da Roma, e che fin qui ancora non s’è visto.

Il dizionario dei popoli traballanti è lungo e affollato di voci. Qualcuna è finita anche nella mini-finanziaria, quella in cui l’Ars ha messo dentro tutto il materiale di risulta della manovra. Occupandosi per esempio di Sviluppo Italia Sicilia, una delle partecipate più traballanti. Il governo l’ha messa in liquidazione, gli oltre settanta dipendenti hanno mesi e mesi di arretrati. L’Ars adesso ha deciso che le procedure di finanziamento per la creazione di start up, restart e nuove imprese, per le quali sono previsti 10 milioni di fondi europei, saranno affidate a società in house della Regione, e in via prioritaria proprio a Sviluppo Italia. Nel frattempo loro avevano riavviato uno sciopero a oltranza apprendendo dal liquidatore che non ci sarebbero state nuove commesse.

Restando alla “S” del dizionario, dai 70 di Sviluppo Italia si passa ai 1.700 “sportellisti”. Che poi sarebbero gli ex operatori degli sportelli multifunzionali, un pezzo della terremotata formazione siciliana, che hanno alle spalle una lunga e tortuosa vicenda costellata di proteste e persino scioperi della fame. Erano orientatori che avrebbero dovuto aiutare a combattere la disoccupazione. Poi sono finiti disoccupati loro. L’Ars ha deciso questa settimana che potranno affiancare i dipendenti dei Centri per l’impiego nelle attività legate alle politiche attive del lavoro tramite organismi in house dell’assessorato o enti accreditati.

Altro fronte caldissimo, ed eterno, è quello alla lettera “P” dei precari degli enti locali. Da anni inseguono la stabilizzazione, strappando solo proroghe annuali, sempre sudatissime. Sono un numero non meglio definito tra i 15 e i 18mila, lavorano anche da più di vent’anni nelle pubbliche amministrazioni, di cui sono diventati col tempo la spina dorsale. E oggi rischiano addirittura di saltare. Anzi tutto perché molti Comuni hanno enormi problemi finanziari. A Godrano nel Palermitano da mesi i dipendenti non prendono lo stipendio. A Carini è stato dichiarato il dissesto finanziario, con ricaduta sui lavoratori dipendenti: ai 107 lavoratori a tempo determinato è stato sospeso il contratto. Ma più in generale, è il futuro di tutti i precari degli enti locali non stabilizzati (solo a Palermo e provincia sono 3mila) a preoccupare. I contatti scadono a dicembre. “Non accettiamo l’idea che per i circa quindicimila precari degli Enti locali siciliani non ci sia una soluzione e che il loro futuro sia a rischio con il blocco di stabilizzazioni e proroghe”., diceva nei giorni scorsi Luca Crimi, segretario regionale della Uil Fpl, contestando le dichiarazioni preoccupate (e preoccupanti) dell’assessore Luisa Lantieri, che ha parlato di “situazione difficile” e di “risorse irrisorie” a disposizione del governo.

Sempre alla P ecco gli ex Pip di Palermo, quelli che tempo addietro misero quasi a ferro e fuoco la città affidandosi a “Papà” Orlando. Un bacino di circa 2.400 persone che solo nelle scorse settimane ha visto sbloccare i pagamenti dei loro stipendi che avevano un paio di mesi di arretrati. E a proposito di ex, ecco l’altro piccolo esercito dei lavoratori ex Ipab. Duemila lavoratori senza stipendio da mesi, denunciava nei giorni scorsi la Cgil palermitana, che hanno scioperato nei giorni scorsi nel capoluogo. Gli istituti sono 140 in Sicilia e assistono 2.500 persone, tra anziani, disabili, minori. A Palermo alla “Cardinale Ruffini” i lavoratori sono senza stipendi da 3 mesi. I sindacati reclamano una legge di riforma, che s’attende da anni.

I come Ipab ma anche come Irsap. Doveva servire a mandare in soffitta quei carrozzoni che erano i consorzi Asi. È finito per diventare carrozzone anch’esso, con una situazione finanziaria delicata. Il tema s’è affrontato nella minifinanziaria votata in settimana a Sala d’Ercole. Per “salvare” gli stipendi dei dipendenti, l’Ars ha approvato una norma per mettere fine alla “confusione” tra i patrimoni delle ex Asi, in liquidazione, e l’Istituto.

Scorrendo all’indietro il dizionario della grande paura si arriva alla F di forestali, categoria assurta negli anni a simbolo di quell’ingrassamento a dismisura dello stipendificio regionale. Circa 20mila lavoratori, 7.500 solo in provincia di Palermo: per loro è stata annunciata nei mesi scorsi una riforma del contratto. Intanto si sono accumulati ritardi, ormai quasi una regola, nell’avvio delle giornate lavorative. “Così anche quest’anno il lavoro di prevenzione degli incendi estivi partirà in ritardo”, denunciava qualche giorno fa la Cgil. Crocetta ha parlato di u n loro impiego per la pulizia dei parchi archeologici, ma c’è un problema di risorse economiche.

E restando in tema di agricoltura, altro tasto dolente alla di E di Esa, l’Ente per lo Sviluppo Agricolo con 430 lavoratori. Anche qui scarseggiano le risorse (mancano tre milioni) per far completare le loro giornate lavorative e ci sono state diverse manifestazioni di protesta. Gravi difficoltà, e siamo alla C, per i Consorzi di bonifica: anche qui centinaia di lavoratori non riescono mai a effettuare le 151 giornate di lavoro come in passato. “Le risorse finanziarie non garantiscono il corretto funzionamento dei consorzi e ogni anno, alla vigila dell’estate, si ripropone l’incubo della stagione irrigua compromessa nel palermitano, con grande disagio per gli agricoltori. Da anni si aspetta la riforma dei consorzi, che forniscono un servizio fondamentale per l’agricoltura”, lamenta la Cgil. Intanto, nella minifinanziaria approvata in settimana s’è pensato anche a loro, stabilendo che la Regione potrà affidare in maniera diretta lavori ai Consorzi di bonifica, entro il limite di un milione di euro, evitando così il ricorso al bando pubblico. Lavori nei quali rientreranno quelli finanziati con fondi pubblici regionali ed extraregionali per assicurare la campagna irrigua e la manutenzione delle reti irrigue e dei canali.

E il catalogo potrebbe continuare, magari con gli oltre seimila dipendenti delle ex Province, da mesi appesi in attesa della conclusione della travagliata riforma, che finalmente è arrivata al traguardo in settimana. Lo Stato deve metterci i soldi adesso, ma bisognerà capire se i dipendenti potranno restare al loro posto. Altrove in Italia una parte è destinata a finire nei Comuni, ma qui in Sicilia questo aprirebbe una guerra dei poveri tra loro e i precari non stabilizzati. L’ennesimo rebus da risolvere per un Palazzo assediato da emergenze, figlie di anni di politiche scellerate.

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