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PALERMO – Il dolore è lacerante. Si può solo intuire guardando negli occhi il papà, la mamma e la sorella di Simona. Un dolore che non tracima neppure quando si invocano “verità e giustizia” di fronte alla richiesta di archiviazione a cui si oppongono.

“Simona era sportiva, si stava laureando, umile, tranquilla, si divertiva, mi ha scritto che stavano ballando – racconta mamma Giusi – e me la fanno trovare morta, buttata a terra. Tutti lontani da noi come se avevamo la peste. Si poteva evitare questa morte? Una madre non può stare a casa senza una risposta. Si va ad una festa con ragazzi per bene e si muore: si poteva evitare?”. Ed è per questo che si oppongono alla richiesta di archiviazione.



