“Hanno fatto una caponata”. Apre così la discussione padre Mario Golesano, protagonista involontario delle vicende sulla gestione dei beni confiscati sollevate dall’inviata di “Striscia la notizia” Stefania Petyx . “Hanno detto che io sono responsabile di tre beni, quando io non ne ho nessuno”, dice il sacerdote. A far discutere, la sua presunta vicinanza con soggetti apparentati a mafiosi o affiliati segnalata in una nota della prefettura. E la Procura vuole vederci chiaro su tutta la materia.
Il sacerdote di Brancaccio – dicono gli inquirenti – oltre a dirigere la cooperativa Solaria e la Fondazione Puglisi, era socio di una terza associazione, Live Europe. Ed è finito nell’occhio del ciclione “Sono stato io a guidare certe persone e stanno pagando caro il prezzo della separazione dalle loro famiglie”: Don Golesano sta parlando di Roberta Bontade, figlia del boss Giovanni, e di altri soggetti imparentati con mafiosi. “Quando mi dissero di voler entrare in associazione andai subito dall’allora Procuratore di Palermo Piero Grasso, per comunicarglielo “.
Le domande sono tante: perchè la Fondazione Puglisi, guidata da padre Golesano, avrebbe preso in consegna proprio il fondo di via Magliocco, confiscato ai Bontade? “Non lo abbiamo scelto noi – dice Don Golesano – questo fondo non lo voleva nessuno, e quando abbiamo chiesto un terreno dove costituire una serra per far lavorare 25 giovani di Brancaccio, ci hanno dato questo”.
“Il sociale a Palermo è diventato un business” irrompe ad un certo punto padre Golesano. “Le associazioni che sono rimaste in piedi – continua – vogliono fare concorrenza alle altre. Sono convinto che qualcun altro ha messo gli occhi su questi beni. Ma io – conclude il sacerdote – non ho paura di nessuno”. Oggi il sacerdote si recherà dal procuratore Messineo: “Non mi ha convocato nessuno, ma sento il dovere di farlo. Non mi devo giustificare con nessuno – dice Golesano – ho la coscienza a posto. Voglio solo mettere le cose in chiaro”.

