PALERMO – Il 15 settembre del 1993 la mafia uccideva padre Pino Puglisi, sacerdote coraggio di Brancaccio, nel giorno del suo compleanno. È fitto il programma che fino al 30 settembre è stato organizzato dal centro Padre nostro di Palermo per ricordare il sacerdote. Oggi, alle 10, nell’aula consiliare di via San Ciro, a Brancaccio, il presidente della II circoscrizione, Antonio Tomaselli organizza insieme al consiglio un dibattito tra cittadini e istituzione. Il 25 settembre, a palazzo Branciforte, alle 16, la presentazione del progetto “Sport is life” dove interverranno, tra gli altri, il sostituto procuratore generale della corte di appello di Palermo, Luigi Patronaggio, il consigliere della corte di appello di Palermo, Mario Conte, è la campionessa di calcio femminile, Pamela Conti. Il programma completo delle iniziative in corso fino al 30 settembre sono on line sul sito del centro padre nostro.
“No, non mi sento di perdonare chi ha ucciso mio fratello”. Lo ha detto Gaetano Puglisi, 84 ani, fratello di don Pino, a “Voci del mattino”, di Radio 1 Rai. ”Avrei preferito fosse ancora vivo, in mezzo a noi, piuttosto che Beato, che è naturalmente una cosa piacevole – ha aggiunto – Io pagavo la retta dei suoi studi in seminario, visto che la nostra era una famiglia povera: mio padre faceva il calzolaio, mia madre la sarta, era un periodo triste. Il mio matrimonio fu il primo celebrato da Don Pino e quel giorno ci mettemmo a piangere tutti. Ricordo un episodio che mi colpì molto – ha detto Gaetano Puglisi – lo andai a trovare in chiesa mentre lui officiava la messa. Al termine gli chiesi perché, contrariamente alla procedura normale nella quale le offerte si raccoglievano durante la messa, quella volta venne messo un vassoio davanti la porta. E lui mi disse che chi voleva metteva i soldi e chi li voleva prendere li prendeva. Questo mi disse Pino e la cosa mi impressionò molto”.
“Non si pensava mai che potesse essere ucciso un sacerdote. Ma Padre Puglisi a un certo punto venne lasciato solo, sia dalle istituzioni che da un pezzo della chiesa diocesana”. L’ha detto a “Voci del mattino”, su radio 1, Pino Martinez, amico e collaboratore di Don Pino Puglisi. “Sono convinto che se le forze istituzionali e la chiesa si fossero presentati a Brancaccio, nel giugno del 1993, quando subimmo un attentato in cui ci bruciarono le porte di casa, facendo sentire la loro presenza, oggi Don Pino Puglisi sarebbe ancora tra noi. Ricordo – ha aggiunto Martinez – che ad un certo punto mi resi conto che don Pino aveva capito che qualcosa non andava, aveva uno sguardo perso nel vuoto. Una volta mi accompagnò a casa e volle aspettare finché io non fossi entrato nel portone. Gli dissi: ‘Vada don Pino, che bisogno c’é che mi veda entrare’. E lui replicò: ‘No, Pino entra, entra nel portone’. E capimmo che l’aria a Brancaccio si era fatta pesante, proprio per quell’intensa attività sociale e spirituale di don Pino, che lo diceva chiaramente dal pulpito, che la mafia è incompatibile con il Vangelo”.

