"Il signore vuole roba ottima"| Condannato il fratello del boss - Live Sicilia

“Il signore vuole roba ottima”| Condannato il fratello del boss

Cocaina importata in Sicilia dalla Colombia. L'uomo forte a Brancaccio. Quattro imputati colpevoli.

PALERMO – C’hanno provato in tanti nell’ultimo trentennio ad attivare di nuovo un canale diretto fra la Sicilia e il Sud America per importare cocaina. Proprio come erano stati in grado di fare i mafiosi negli anni Ottanta. Ci sarebbe riuscito Antonino Lupo, fratello del boss di Brancaccio, Cesare.

Antonino Lupo è stato condannato a 12 anni con il rito abbreviato che gli ha dato diritto allo sconto di un terzo della pena. Gli altri condannati dal giudice per l’udienza preliminare Guglielmo Nicastro sono Ignazio Catalano (8 anni), Vincenzo Civale (14 anni), Cruz Peguero (14 anni). Accolte le richieste del pubblico ministero Maurizio Agnello.

“Il signore voleva quella ottima”, registrarono le microspie dei finanzieri della Polizia tributaria. A Palermo doveva arrivare solo cocaina di qualità. Dentro un container c’erano 110 chili di polvere bianca che, piazzati sul mercato, avrebbero fruttato quasi cinque milioni di euro. I contatti con i grossisti sudamericani erano appannaggio di Vincenzo Civale. Quest’ultimo aveva un lavoro di copertura: faceva il pizzaiolo a Porto Cervo, nella rinomatissima Costa Smeralda. Un copertura se l’era creata pure Lupo attraverso la “Pregi di Sicilia”, una ditta con sede a Catania che ufficialmente importa frutta esotica.

Civale e Lupo usavano rispettivamente i nomi in codice “Ramon” e “Pedro” per scambiarsi messaggi via “pin to pin”, una chat per i telefonini Blackberry. “Perché i milioni saranno tanti anzi tantissimi… qui ne hanno a tonnellate e vogliono lavorare con noi”, scriveva Pedro. Civale parlava spesso anche con Peguero Cruz, l’uomo che gestiva i contatti con i narcos colombiani: “Andiamo a Palermo con mio signore… dobbiamo parlare di tutto con mio signore”.

Non avevano fatti i conti con un incredibile errore. Tra il 4 e il 5 marzo 2017 furono frenetici i contatti fra Peguero, alias “Maria Teresa”, e Pedro. Il successivo 8 marzo sarebbe arrivato un grosso carico di stupefacenti: “Mercoledì arrivano 100 a Salerno”. Ed ecco l’incredibile errore. Gli spedizionieri avrebbero caricato la merce sulla nave sbagliata: “Digli al signore che la mia gente sta mandando 100 per sbaglio che invece di mandarli a Palermo lo stanno facendo a Salerno”. E così Pedro aveva scritto a Lupo: “E invece hanno sbagliato nave e l’hanno caricato su una nave che arriva a Salerno mercoledì della prossima settimana… ci sono dentro 100 che erano per noi”.

Peguero sperava anche nell’aiuto di Lupo per recuperare la droga. L’8 marzo arrivò la risposta dell’uomo di Brancaccio: “Il problema è che la nave arriva domani… Quindi in non credo che riusciremo a fare qualcosa… Sono giorni che ti stavo scrivendo per dirti questa cosa…Vabbè non fa nulla… Leggeremo sul giornale quello che troveranno”.

È andata davvero così. A bordo della nave Brussels c’erano cento chili di cocaina. E a giudicare dalle parole intercettate era solo uno dei tanti affari in corso visto che parlavano di “tonnellate”.


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