PALERMO – Antonino Sciortino, 58 anni, era l’unico a piede libero. Gli altri cinque coinvolti nel blitz contro la famiglia mafiosa di Monreale si trovavano già in carcere. I carabinieri del comando provinciale di Palermo e del Gruppo di Monreale hanno monitorato quello che definiscono “il reclutamento” di Sciortino, proposto da Salvatore Lupo e avallato da Mimmo Spina, considerato il braccio destro del capomafia di San Giuseppe Jato Gregorio Agrigento.
Nel 2015 l’Audi A3 di Lupo era imbottita di microspie che registrarono la conversazione con Alberto Bruscia e Salvatore Billetta, anche loro già indagati. “Mimmo ha detto mettete pure a Totò a fianco… se noi altri dobbiamo essere uniti, dobbiamo essere uniti”. In un altro passaggio Lupo era ancora più esplicito: “Lui è Nino Sciortino, quel cristiano perché non lo conosci chi è?… io tempo fa, io gli bo detto ‘ma c’è quel picciotto che è pure un canuzzo buono’ parlando per lui. Eh, dice ‘mettitelo pure a lato’ Che è già è un cristiano grande. Hai capito?’”.
Nel marzo 2015 i carabinieri monitorarono alcuni incontri. Lupo andò a trovare Antonino Alamia, considerato il cassiere del mandamento, nella sua barberia a San Giuseppe Jato, per concordare la nomina. Sarà lo stesso Lupo a confidare a un amico che “già abbiamo fatto un gruppo Totò Billetta, io, mio cognato Alberto, Nino Sciortino lo conosci?”.

