“Ecco perché ho scelto Renzi |Pronto a correre per le primarie”

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14 Marzo 2017, 19:03

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Antonello Cracolici, assessore regionale all’Agricoltura e ora sostenitore di Matteo Renzi al congresso. Com’è maturato questo avvicinamento?

“Io parto da un dato. Sono stato tra i sostenitori del Sì al referendum. E dopo il 4 dicembre, ho avuto chiaro che nulla sarebbe stato mai come prima, sebbene io non avessi condiviso tutto quello che ha fatto Renzi. Diciamo che ho apprezzato di più Renzi come capo del governo che come capo del partito. Avevo chiaro che la legislatura fosse finita e che non fosse il momento di affrontare il tema congressuale. Invece siamo riusciti nel capolavoro di non andare al voto anticipato e di accontentare la minoranza sul congresso, con la conseguenza che poi la minoranza è andata fuori dal partito lo stesso”.

Probabilmente volevano andarsene a prescindere.

“È chiaro. Tutto ciò ha portato alla consapevolezza che indebolire la leadership del patito in questo momento elettorale è un suicidio politico. Ecco perché ho scelto di sostenere Renzi: per salvare il Pd da un rischio di balcanizzazione. E l’ho fatto più convintamente vedendo quello che sta facendo. È la prima volta che ha proposto un ticket, candida una squadra non un uomo solo, questa è una novità. La mia idea del Pd è proprio quella di valorizzare una squadra. Servono i direttori d’orchestra ma anche i musicisti per suonare una sinfonia”.

Tutti gli esponenti della sua corrente sosterranno Renzi al congresso?

“La stragrande maggioranza sì, anche per ragioni di affetto e fiducia nei miei confronti. Avverto una grande responsabilità. Tanti hanno differenze dal renzismo e soprattutto da una visione sommaria e approssimativa del renzismo che spesso si è manifestata sul territorio. Qualche mio amico non se la sente”.

Come l’onorevole Panarello…

“Sì, alcuni di quel mondo, soprattutto chi proviene dal sindacato, vivono con grande difficoltà quel tipo di scelta. Ma io non voglio consegnare a una ridotta identitaria l’area politica a cui ho dedicato in questi mesi tanto impegno. Il mio impegno è far vivere il Pd, in cui ho creduto. Quelli che sono andati via prima hanno costruito questo modello di partito scalabile, salvo poi pentirsene e abbandonarlo”.

Il prossimo passaggio è la sua candidatura alle primarie per la scelta del candidato presidente della Regione?

“Il Pd è nato attorno alla novità più importante degli ultimi dieci anni, le primarie. Sarei in contraddizione se volessi candidarmi al di fuori di questo strumento principe. Per la precisione io non ho parlato della mia candidatura ,ma della necessità di fare le primarie. Abbiamo luoghi dove rianimiamo i rapporti con l’opinione pubblica anche superando vari segmenti di ostilità. Anche rispetto a chi un giorno sì e un sempre ha cercato di indebolire l’azione di governo. Dobbiamo costruire luoghi di sintesi, perché i nostri avversari sono grillini e destra. Nessuna auto-candidatura a scontata. Cinque anni sono passati e dobbiamo rilegittimare le candidature. Io in questa chiave sono pronto a metterci la faccia, credo di avere dimostrato in questi anni di saper dire e saper fare. E ritengo che questa terra abbia bisogno di essere governata con equilibrio, competenza ed esperienza. Non è più tempo di avventure, ne abbiamo viste troppe”.

E come valuta lei il presidente della Regione? Lui vuole ricandidarsi, lo ha detto.

“Lo considero legittimo, altrettanto legittimo mi pare che si misuri con le regole del Pd. E della coalizione”.

Sì, ma qual è il suo giudizio sull’operato di Crocetta?

“Al di là di alcune cose che hanno creato subbuglio, ricordiamoci cos’era la Sicilia cinque anni fa. L’allora presidente del Consiglio Monti convocò il presidente della Regione Lombardo con una forma inusuale parlando del rischio fallimento della Regione. Viaggiavamo con un deficit annuale di circa tre miliardi di euro. Per anni si erano nascosti non la polvere ma i massi del crollo del sistema Sicilia sotto il tappeto. Ora non c’è dubbio che la situazione finanziaria è completamente cambiata. I problemi ci sono ancora, ci sono ancora sacche di spesa improduttiva. Ma abbiamo due miliardi e 200 milioni di maggiori entrate, la sanità siciliana ha avuto performance di migliore rendimento, l’agricoltura, lo dicono i dati, è il settore che cresce di più”.

Insomma, sta dicendo che le cose vanno bene?

“Dico che serve la narrazione   È più ovvio parlare male della Sicilia. La liturgia che in Sicilia va tutto male è più rassicurante. C’è una Sicilia fatta di grande bellezza, di impresa e di successo. È come se questa Sicilia dovesse nascondersi. Invece la Sicilia sta cambiando, sta migliorando”.

Quindi il giudizio su Crocetta è positivo?

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“Nell’azione di governo è prevalsa tanta confusione e a volte troppa improvvisazione. Un’esperienza tra luci e ombre, direi. Io credo che politicamente questa esperienza sia nata male. Con questo nuovo governo abbiamo provato a ,costruire il recinto politico. Ma chi ha condiviso questa scelta, un minuto dopo ha lavorato per indebolirla, segandola ogni giorno nel rapporto con l’opinione pubblica”.

Ora con Faraone vi ritrovate compagni d’area…

“Se è per questo con Faraone sono sempre stato compagno di partito. Da quando era ragazzino”.

Anche lui ambisce a Palazzo d’Orleans? L’area si separerà alle primarie?

“Credo che chiunque voglia si possa candidare. Sarà il Pd a valutare ciò che può essere opportuno. Io non sono perché le primarie di trasformino in una passerella. Le primarie devono essere una forma per selezionare il migliore candidato possibile”.

Lei poco fa ha detto di avere apprezzato la scelta di Renzi di proporre un ticket per la segreteria. Se si candidasse alla presidenza della Regione lei che vice sceglierebbe?

“Il mio desiderio è quello di ricostruire un campo largo, comporre il centrosinistra e allargarlo alle forze moderate della regione. E dentro questo campo provare a offrire una classe politica solida, esperta. Ancora ne dobbiamo vedere di cose”.

Prima si voterà a Palermo, però. Lei si è intestato la battaglia per non rinunciare al simbolo del Pd. Nessuno ha capito più com’è finita.

“Io ho sempre detto che il tema non era il simbolo ma non rinunciare alla propria soggettività politica. Lo dice uno che da segretario dei Ds ha presentato liste senza simbolo. Mi pare che si vada nella direzione che la lista che presenteremo a Palermo sarà rappresentativa dei democratici e dei popolari. Mi sembra una buona offerta politica da offrire alla città”.

Tornando all’area Renzi che si allarga, ci sarà un coordinamento unico in Sicilia?

“Penso di sì, mi pare obbligatorio”.

“Ne ha parlato con Faraone?

“No”.

E della sua adesione alla mozione Renzi con Faraone ha parlato?

“No, non credo di dovere chiedere il permesso. Ho avuto modo di parlarne con Renzi”.

 

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14 Marzo 2017, 19:03

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