Estorsioni, de Lucia: "Situazione diversa, Cosa nostra è in difficoltà"

Estorsioni, de Lucia: “Non c’è più la situazione degli anni Novanta”

Il procuratore di Palermo: "Cosa nostra è in difficoltà"
L'INCONTRO
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PALERMO – “In un momento in cui il sistema legislativo e il sistema repressivo funzionano, gli imprenditori non possono nascondersi dietro l’alibi del non sapere. Ci sono cose che noi dobbiamo spiegare e cioè che al danneggiamento di un’impresa consegue immediatamente la risposta dello Stato, sia in termini di individuazione dei colpevoli, sia in termini di aiuto al commerciante che ha subito il danno”. Lo ha detto il procuratore di Palermo, Maurizio de Lucia, a margine dell’incontro su “Le estorsioni a Palermo: chi paga e perché?”, organizzato da Dems, Addiopizzo e Società scientifica degli studi su mafie e antimafia.

“Cosa nostra è in difficoltà”

“Queste sono realtà che esistono dalla fine degli anni ’90 e ogni tanto è bene ricordarle. Francamente alibi di questo tipo sono difficilmente condivisibili in questo momento” , ha sottolineato de Lucia ai giornalisti, a proposito della mancanza di fiducia degli imprenditori nelle istituzioni. Non c’è più la situazione terribile del 1991-92 e degli anni successivi. Ci sono zone della città ancora massicciamente investite dalle estorsioni, con le caratteristiche che hanno sempre avuto, ma siccome Cosa Nostra attuale è in difficoltà, esistono spazi di rallentamento del fenomeno e quindi di ripristino dellai legalità”., ha detto il procuratore a margine dell’incontro. L’iniziativa cade nel 35esimo anniversario della lettera al “caro estorsore” dell’imprenditore Libero Grassi, pubblicata sul Giornale di Sicilia il 10 gennaio 1991.

Polveriera Zen

“Stiamo lavorando in maniera molto seria sul fenomeno dello Zen a Palermo. C’è una grande circolazione di stupefacenti e purtroppo una presenza di armi che non arrivano attraverso un canale identificabile. C’è una diffusa azione criminale che guarda a dei modelli che non sono di tipo mafioso, ma di tipo mediatico che rimandano al mondo dei social”. Lo ha detto il procuratore di Palermo rispondendo ai giornalisti sulle gang criminali che operano nel quartiere Zen di Palermo, dopo i recenti fatti di cronaca. “L’approccio, quindi, in quel territorio deve essere di tipo preventivo, che guardi in qualche modo ad una costruzione sociale, educativa e del lavoro – ha spiegato de Lucia – È chiaro che le forze di polizia, la mia Procura e la magistratura fanno tutto quello che devono fare, ma non ci saranno soluzioni in tempi brevissimi e soltanto attraverso la repressione”.

“La politica deve intervenire”

“La politica deve sempre fare di più e noi come cittadini e non come magistrati abbiamo il dovere di pretendere che la politica faccia di più”. “La politica deve intervenire in maniera ordinata, con investimenti seri, funzionali, che servano a fare crescere la gente, il tessuto economico e quindi culturale di quella zona della città”, ha sottolineato


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