FIUMEFREDDO – Vogliamo chiarezza sulla situazione del sito dell’ex cartiera Siace. Claudio Longo, responsabile ambiente e sicurezza della Cgil etnea lancia un appello per la totale bonifica dell’area dove sorgeva l’industria. La denuncia parte dalla segnalazione di alcuni “ex lavoratori della Siace che hanno avuto problemi di tumore o vivono comunque in una situazione di allarme”. “Ci hanno detto che nei primi sei mesi dell’anno sarebbero decedute per tumore tredici persone della zona”. Esordisce così Longo, poi ripercorre la storia del sito “fondato nel 1964 dal famoso Michele Sindona”. Dopo circa vent’anni di attività, l’azienda fallisce e “l’area dismessa”. “Da premettere – prosegue Longo – che qualche anno prima, nel 1962, nasce un’altra cartiera nella stessa zona: la Keyes”. Le due fabbriche limitrofe occupano una porzione di circa quarantacinque ettari di terreno “in un’area di grande pregio naturalistico”.
Nel 2000 la provincia etnea acquista la porzione relativa alla Siace “per la modica cifra di diciassette miliardi delle vecchie lire con un mutuo quinquennale”. La somma è comprensiva di quattro miliardi finalizzati alle opere di bonifica del territorio (compreso il capannone dismesso) e zone circostanti al sito. “La bonifica poi non avviene”, dice Longo che ricorda come negli anni siano stati disposti vari “sequestri” e che sia stata accertata la “presenza di svariate tonnellate di materiale di amianto”. “Le stime parlano di circa 1500 tonnellate solo alla Siace e 500 nella vicina Keyes”, spiega Longo. “Nel 2010, la provincia espleta una gara di appalto per bonificare l’area”.
Ma le cose non vanno per il verso giusto. Nel 2014 si concludono le indagini della Procura, l’ipotesi è che il materiale non sia stato smaltito secondo le regole, ma interrato. “Alla luce dei capi di accusa ipotizzati dalla Procura (frode in pubblica fornitura, truffa e violazione della legge sullo smaltimento dei rifiuti), non sappiamo ad oggi cosa sia accaduto”, dice Longo che si pone degli interrogativi anche sul sito marittimo della zona insignito della bandiera blu. “Se parliamo di acque batteriologicamente pure, va bene; ma abbiamo contezza che le analisi prendano in considerazione la presenza di sostanze chimiche o metalli pesanti?”.
Insomma, Longo dice a chiare lettere che la battaglia a Fiumefreddo è appena all’inizio. Come testimonia la presenza oggi a Catania della giornalista Stefania Divertito, impegnata in prima linea nelle denunce sui reati ambientali. “Noi siamo una forza sociale, oltra ai lavoratori rappresentiamo i cittadini tutti, non siamo sceriffi ma vogliamo che sia fatta chiarezza sulle condizioni in cui versa questo territorio: il nostro obiettivo è che l’area venga bonificata per uscire da questo limbo di paura e fugare ogni dubbio”, dice Longo.


