False invalidità, esiti del Riesame |Revocati domiciliari per due medici

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08 Giugno 2020, 20:06

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CATANIA – Revocati i domiciliari e disposta la misura interdittiva nei confronti del fisiatra Sebastiano Pennisi e dello psichiatra Carmelo Zaffora, due dei sei medici indagati dell‘inchiesta Esculapio su una serie di false certificazioni per ottenere pensioni di invalidità. Il Riesame, collegio presieduto dalla giudice Gabriella Larato, ha depositato oggi l’ordinanza dopo l’udienza che si è svolta lo scorso giovedì fissata dopo il ricorso presentato dai difensori dei due professionisti finiti nell’occhio del ciclone giudiziario. Il Tribunale della Libertà ha per la precisione sostituto la misura degli arresti domiciliari con l’interdizione dell’esercizio dell’attività professionale di 8 mesi per Nello Pennisi, difeso dagli avvocati Enzo Di Mauro e Pietro Granata, e di 4 mesi per Zaffora, assistito dagli avvocati Mario Brancato, Maurizio Veneziano e Chiara Reale. Entrambi sono indagati per quattro episodi, ma già il gip Luigi Barone per Zaffora aveva ritenuto che per due delle imputazioni non ci fossero i presupposti per l’esigenza cautelare. Il Tribunale del Riesame inoltre ha riqualificato per i due medici il reato di frode processuale in falsa perizia mediata. Le motivazioni saranno depositate tra 45 giorni.

Già fissate per il prossimo 11 giugno l’udienza davanti al Tribunale del Riesame per le posizioni del cardiologo Filippo Emanuele Natalino Sambataro, assistito dall’avvocato Turi Liotta e del reumatologo Nino Rizzo, difeso dall’avvocato Dario Riccioli. Sambataro, cardiochirurgo del Centro Cuore Morgagni di Pedara ed ormai ex presidente del Consiglio Comunale di Paternò, è agli arresti domiciliari. Rizzo, invece, è in carcere come Giuseppe Blancato, difeso dall’avvocato Benito Randazzo. L’avvocato Attilio Floresta, difensore di Innocenza ‘Barbara’ Rotundi, destinataria del divieto di esercitare la professione per un anno, ha già presentato l’appello cautelativo avverso all’ordinanza del gip.

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L’inchiesta è scattata dalla denuncia (dell’agosto del 2018) di un dirigente medico dell’Inps. Il pilastro fondante dell’indagine dei carabinieri, coordinati dai pm Fabio Regolo e Alessandra Tasciotti, sono le intercettazioni da cui emergono i vari episodi contestati. Un apparato probatorio che si chiude con le foto di alcuni dei destinatari dei sussidi immortalati mentre fanno la spesa, guidano e svolgono mansioni. Attività che secondo la loro condizione invalidante non sarebbero state possibili.

 

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08 Giugno 2020, 20:06

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