"Farmaci per cavalli in vena"| Doping, nomi e ruoli degli indagati

“Farmaci per cavalli in vena”| Doping, nomi e ruoli degli indagati

Titolari di palestre e negozi di integratori, e atleti: l'inchiesta è nata da una gara ciclistica

PALERMO – Mostrare un fisico scolpito in spiaggia o pompare i muscoli in vista di una gara. C’è il doping “estetico” e quello sportivo. È solo nel secondo caso, quando si bara in una competizione sportiva, che c’è il dolo specifico e si finisce sotto inchiesta penale.

In entrambi i casi, ed è la cosa più grave, assumendo anabolizzanti si mette a rischio la propria salute. Dalle patologie epatiche a quelle cardiache: con il doping non si scherza. Il colonnello Vincenzo Maresca, che guida i carabinieri del Nas di Napoli, da cui dipendono anche quelli di Palermo, ricorda che un uomo di appena trent’anni è morto di infarto dieci giorni prima che venisse raggiunto da un ordine di arresto.

È disarmante il quadro che viene fuori dal lavoro degli investigatori palermitani agli ordini del maggiore Giovanni Trifirò e coordinati dal procuratore aggiunto Sergio Demontis e dal sostituto Giorgia Spiri. Ci sono persone disposte ad assumere farmaci usati per i cavalli pur di prepararsi a una gara. La vanità, ma anche i premi in denaro e l’indotto economico che deriva da un’immagine vincente spingono gli atleti ad avvelenarsi il corpo. Lo fanno negli spogliatoi di una palestra con delle iniezioni intramuscolari o con delle flebo endovena.

Da sinistra, Giovanni Trifirò, Angelo Pitocco e Vincenzo Maresca

 

Sono una ventina le persone finite sotto inchiesta. Quattro sono agli arresti domiciliari. Gaspare Aiello e Francesco Di Rosalia sono i gestori delle palestre Free Time di Partinico e Infinity Club di Cinisi. Avrebbero comprato le sostanze dopanti da Filippo Masucci e Giuseppe Barbella. Il primo è titolare del negozio “Yamamoro Sport Nutrizion” che vende di integratori alimentari in via Zappalà, a Palermo (alcuni anni fa finì sotto processo, ma fu assolto), mentre il secondo avrebbe rifornito Aiello e Di Rosalia da Nocera Inferiore, in provincia di Salerno. Nel caso di Barbella, però, il giudice per le indagini preliminari Marco Gaeta, pur considerandolo inserito nel giro, non ha ritenuto che sussistessero gli elementi per contestargli l’associazione a delinquere. Cesare Monte fa il personal trainer nella palestra di Aiello e avrebbe procurato e somministrato personalmente le sostanze illecite agli atleti. Sono considerati tutti capi promotori dell’organizzazione.

Sotto inchiesta ci sono pure gli atleti che avrebbero fatto uso di anabolizzanti: Ignazio Gnocchi (il ciclista risultato positivo al doping nella gara ciclista “Baronessa di Carini” disputata nel 2016 da cui è partita l’indagine; il body builder Francesco Aiello, in occasione dei campionati siciliani disputati a Catania nel 2018; Giovanni Randazzo, che si classificò terzo nel 2018 alla Panatta Cup di Rimini; Filippo Vaiana, che avrebbe somministrato sostanze anabolizzanti ad un atleta rimasto ignoto; Angela Trapani, moglie di Masucci che, in concorso con Gianluca Romano, avrebbe procurato sostanze illecite a Luca Sossai; Claudia Coco, pure lei boby builder, così come Manuela Fava, campionessa regionale a Catania nel 2018, Salvatore Mangano, campione regionale a Catania e terzo in una gara a Rimini, Giuseppe Riserbato (terzo a Rimini), Prospero Testai (campione siciliano e italiano a Roma), Salvatore Spera.

Il doping veniva acquistato al mercato nero, sia in Italia che all’estero. Per ricostruire l’intera rete i carabinieri adesso hanno in mano computer e telefonini degli indagati sequestrati nel corso di decine di perquisizioni.

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