PALERMO – Una Chiesa che si aggiorna, che “coglie e capisce i segni dei tempi”, che guarda a Papa Francesco ma anche a San Giovanni XXIII, che si apre alle “periferie” e prova a rimettersi in sintonia col mondo. Ha preso il via questa mattina in Cattedrale la grande assemblea pastorale dell’arcidiocesi di Palermo: un appuntamento che durerà due giorni e che vedrà alternarsi le relazioni di cardinali, vescovi, teologi, di Biagio Conte e della fondatrice di “Nuovi orizzonti” Chiara Amirante, oltre alle esibizioni di Salvo Piparo e di Ficarra e Picone.
Un’iniziativa fortemente voluta da Lorefice, che ha ottenuto l’approvazione di Bergoglio e che ha chiamato a raccolta tutta la diocesi in una data dal sapore particolare: il 25 gennaio del 1959 Papa Giovanni XXIII annunciò l’indizione del Concilio Vaticano II, un evento destinato a rivoluzionare la vita e la storia dei cattolici di tutto il mondo puntando su temi come la pace, l’apertura alla società, l’aggiornamento, la sinodalità, i poveri. E non è un caso che l’assemblea di oggi si sia aperta proprio con la proiezione del video del “discorso della luna” del pontefice che mandò “la carezza del Papa ai bambini”.
Un riferimento a Giovanni XXIII che si trasforma in un parallelismo con Papa Francesco: “C’è una poesia che accomuna i gesti di Giovanni e Francesco – ha detto Lorefice in apertura dei lavori – La poesia che nasce dal saper parlare da Papi, da vescovi, la lingua di tutti, lasciandola attraversare dal Vangelo testimoniato e non contrapposto alle parole quotidiane. Pur così diversi, Giovanni e Francesco hanno qualcosa di profondo in comune: la loro umanità schietta e coinvolgente”.
Un’assemblea che si è aperta oggi e proseguirà domani tra l’oratorio del Santissimo Salvatore e la Cattedrale, ma che ha una duplice valenza. Intanto locale: sin dal suo insediamento, don Corrado ha provato a più riprese a scuotere la chiesa palermitana con assemblee, convocazioni, gesti forti e continui richiami alla conversione, alla rottura con alcune abitudini del passato. Un percorso che adesso è arrivato a un punto di svolta con l’emanazione delle linee guida per il prossimo triennio che chiedono a tutti, non solo al clero ma soprattutto ai laici e alle realtà sociali, un percorso sinodale, cioè comune. Una chiamata alla co-responsabilità, ma anche un modo per far sentire tutti partecipi: “Per la Chiesa nessuno è estraneo, nessuno è escluso, nessuno è lontano”, ha detto il presule citando Paolo VI.
Ma questa sarà per Lorefice anche un’occasione per mettere alla “prova” la chiesa palermitana, per capire quanto presbiteri e laici lo stiano seguendo in un percorso di rinnovamento fatto anche di gesti forti: la stretta sulle confraternite, l’esigenza di legalità, l’attenzione agli ultimi e tra questi gli immigrati, la realizzazione degli spunti conciliari. Uno stile che ha fatto storcere il naso a molti, anche in curia: al di là della ribellione isolata di Minutella, poi scomunicato, non sono mancati i mal di pancia e i mugugni non solo verso Lorefice, ma anche verso una chiesa ormai “bergogliana”.
Perché l’assemblea voluta da don Corrado non è rivolta soltanto “ad intra”, ma anche “ad extra”. Lorefice, insieme al vescovo di Bologna, è stato scelto in persona da Papa Francesco nel 2015 e la sua nomina non ha mancato di destare scalpore: un semplice parroco, catapultato da Modica alla guida di una delle più importanti diocesi italiane che, in ogni suo discorso, non manca di citare Bergoglio e di mostrarsi in sintonia con l’attuale pontefice. Lorefice è considerato uno dei presuli italiani più “allineati” al nuovo corso, ha accolto Bergoglio in città con ogni onore nel 2018 e il Papa, dopo aver saputo dell’assemblea pastorale di Palermo, ha inviato un messaggio per dire che “è una buona idea, prometto di pregare per questa intenzione”.
La due giorni di Palermo, quindi, assume una valenza soprattutto nazionale, specie in un momento particolarmente difficile per il Papa, da anni oggetto di attacchi provenienti dalla parte più reazionaria della Chiesa, soprattutto quella americana, e di chi rifiuta il Vaticano II. “La novità conciliare di Francesco è al centro di un evidente conflitto e incontra una resistenza che non ci possiamo nascondere – ha scandito Lorefice nel suo discorso – E’ essenziale per i prossimi decenni la ricezione o meno del magistero conciliare, direi ‘giovanneo’, di Papa Francesco”.
Da qui la scommessa del vescovo di Palermo, deciso a imprimere una svolta sinodale alla sua diocesi, a valorizzare le realtà sociali e laicali, a mettere al centro i poveri, gli ammalati e gli immigrati. “La nostra assemblea non è perimetrata da questa Cattedrale – ha precisato Lorefice – Il suo perimetro ultimo è ogni donna e uomo di buona volontà, ogni donna, uomo, bambino che soffre. Il senso ultimo è ricordarci di loro, parlare a loro, cercare di raggiungere la loro notte e di attendere l’alba di un nuovo giorno. Voglio abbracciare teneramente tutti coloro che a Palermo soffrono: bambini, ammalati, carcerati, disoccupati, donne e uomini dilaniati da sofferenze personali e relazioni, famiglie in difficoltà, profughi e migranti”.
L’assemblea si svilupperà dalla mattina del sabato alla sera della domenica con relatori d’eccezione come il vescovo di Lamezia Terme Giuseppe Schillaci, quello di Agrigento, il cardinale Francesco Montenegro, Giorgio Gallaro di Piana degli Albanesi, quello di Piazza Armerina Rosario Gisana, i laici Biagio Conte e Chiara Amirante ma anche il teologo Roberto Repole e lo storico Francesco Maria Stabile. Di sera spazio agli spettacoli di Piparo e di Ficarra e Picone.


