Daniela ha scritto, in una bellissima e struggente lettera pubblicata dal nostro giornale: “Voglio rivolgermi direttamente a chi, con una disinvoltura che fa brividi, si avvicina alla tomba di mio marito al cimitero di Sant’Orsola per rubare i fiori che con tanto amore e sacrificio io e mio figlio continuiamo a portare”.
“Quei fiori sono un ponte, un filo invisibile ma fortissimo che ci lega a chi non c’è più. Sono carezze, preghiere silenziose, un modo per dire ‘sono ancora qui, non ti ho dimenticato’. Strapparli via significa profanare un dolore, calpestare la memoria di chi riposa e ferire a sangue caldo chi resta a piangere”.
La lettera sui ladri di fiori
Vi invitiamo a leggerla per intero la lettera: sentirete, come noi, il contatto con due profondità. Una profonda empatia con una persona, che ha subito la perdita immane, e che si sforza di costruire un futuro, per sé, per un figlio, per tutte le figlie e tutti i figli. Come ci riesce? Non isolandosi, trasformando il canto del suo cuore in una dolente riflessione condivisa.
E poi una profonda rabbia per chi ruba i fiori dei defunti e dunque è un ‘ladro di morte’, uno che sottrae simboli affettivi ai luoghi che contengono la consapevolezza della separazione, nelle sue varie declinazioni.
Il rapporto (complicato) con gli eroi
Palermo ha un rapporto complicato con la morte e con gli eroi. Ci sono quelli che onorano i suoi grandi uomini trapassati, con i festival delle retorica, dopo averli avversati mentre respiravano, ben oltre la legittima dimensione critica. Eppure, senza rossore, si sale sul carro della celebrazione, ogni anno, per dimenticarsene.
Palermo ha sopportato con noncuranza lo scempio delle bare esposte ai Rotoli, risolto dall’amministrazione Lagalla (è bene ricordarlo). Per troppo tempo, una tragedia è rimasta appannaggio dei parenti in visita, costretti a sopportare uno spettacolo nauseabondo. Il resto della città nicchiava.
A Palermo prosperano, purtroppo, i ladri di vita. Distruggono il presente e l’avvenire, con pratiche innominabili, non sempre formalmente illegali. Anche la brutta politica, di cui abbiamo vigorosi esempi trasversali, rappresenta uno sfregio alla speranza.
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Ma i ladri di morte, forse, sono peggio. Perché profanano uno spazio in cui – deposte controversie e singolarità – tutti possiamo riconoscerci nell’identico spartito dell’addio, unito alla fede, perfino laica, del domani. I ladri di morte uccidono Palermo, ogni giorno.
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