SIRACUSA – Nelle prime ore della mattinata odierna, agenti del Commissariato della polizia di Stato di Noto hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare per cinque indagati, quattro in carcere ed uno agli arresti domiciliari, emesso dal Tribunale di Siracusa, per furto aggravato in concorso. Particolari dell’operazione ‘Il guado’ saranno resi note nelle prossime ore.
Al centro delle indagini un episodio che risale ad ottobre 2016: un furto all’interno di un parco automezzi di un’azienda edile di Noto di diversi mezzi per un valore commerciale di oltre 100 mila euro. Secondo la polizia un furto per mettere in atto l’estorsione con la tecnica del “cavallo di ritorno”. Ma gli investigatori, diretti dal commissario Paolo Arena, sono riusciti ad individuare i componenti della banda ed a recuperare anche i mezzi rubati. L’operazione è stata denominata “il guado” perché la notte del furto, i ladri hanno portato via gli automezzi facendoli attraversare il fiume Asinara nella parte dove il livello dell’acqua è più basso.
Con l’accusa di furto aggravato in concorso, nell’ambito dell’operazione ‘Il guado’ della polizia di Stato di Noto e Siracusa, sono stati arrestati: Daniele Mirmina Spatalucente, 28 anni; Fabrizio Bonfanti, 45 anni; Davide Cannata, 34 anni; tutti di Noto; Rosario Stella, 42 anni di Avola. Infine Alessandro Monaco, incensurato di Noto, che è stato posto ai domiciliari. I cinque nell’ottobre 2016 avrebbero rubato un autocarro, un carrello elevatore, il motore di una macchina perforatrice, una pompa idraulica e varie attrezzature edilizie, per un valore di oltre centomila euro. Grazie ai filmati dell’impianto di videosorveglianza ed all’analisi dei tabulati del traffico telefonico, gli investigatori hanno ricostruito il furto. Inoltre nella zona dell’Asinaro, lungo l’argine del fiume, era stato ritrovato il carrello elevatore, parzialmente nascosto dalla vegetazione e l’autocarro che si trovava in un terreno in contrada Testa dell’Acqua. Secondo la polizia il furto dei mezzi, quasi certamente, sarebbe stato finalizzato ad una successiva attività di estorsione col metodo del cavallino di ritorno, strategia già adoperata in passato da uno degli indagati in relazione ad altri furti commessi ai danni di imprenditori. (ANSA).

