“Il finto furto dell’assegno” | Grossista di carni vince il processo

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25 Novembre 2015, 10:17

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PALERMO – Denunciarono il furto di un assegno, ma sarebbe stato uno stratagemma per evitare che il titolo bancario venisse messo all’incasso dal commerciante verso cui erano debitori. Houque Azizul ed Alì Salauddin sono stati condannati a due anni ciascuno di carcere per calunnia nei confronti di Giovanni Giattina, grossista di carne, parte civile al processo con l’assistenza degli avvocati Mauro Torti, Valentina Castellucci e Corrado Nicolaci

I due imputati denunciarono il furto dell’assegno da loro emesso per un valore di seimila euro, quale parziale pagamento di una fornitura di diecimila euro. Prima ancora che Giattina si presentasse in banca per incassare la somma, circostanza che avrebbe fatto piovere sul suo capo l’ipotesi “falsa” di ricettazione, i legali hanno denunciato che si era trattato di un un trucco. Per altro non nuovo negli ambienti commerciali della città. Si firma un assegno ad un fornitore e contestualmente si denuncia il furto dello stesso.

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Nel corso del processo è stato dimostrato che i due imputati erano realmente debitori di Giattina al quale avevano consegnato l’assegno durante un incontro ormai datato 2011. Tutto grazie ad un testimone citato dalla parte civile. Da qui la condanna a due anni di carcere e al risarcimento di otto mila euro in favore del grossista. La sentenza è della Terza sezione penale del Tribunale.

 

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25 Novembre 2015, 10:17

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