CATANIA. La cuccia vuota. Questa cuccia resterà vuota. Sembra un’istallazione artistica all’interno del “Cortile della Capinera”, sito storico e artistico di questa città, menzionato anche da Verga in una delle sue novelle. Cortile reso vitale ed accogliente e pieno di verde e di vita nelle serate estive da Mimmo, proprietario della trattoria Il Giglio….Siamo nel cuore della Catania artistica e storica, via Sant’Anna, con la casa di Verga, e, vicino, il teatro Greco-Romano, il museo belliniano, il museo di Emilio Greco. Via di collegamento con il Castel Ursino, a due passi dal Monastero dei Benedettini e piazza Dante. Meta del turismo internazionale. Ma pare che tanta bellezza già maltrattata quotidianamente dall’inciviltà, dai posteggi selvaggi, dagli scippi e da quanto di più brutale e violento questa città offra, oggi diventi scenario di crudeltà e di morte.
Un giovane gatto certosino, affettuoso e dolcissimo che elargiva fusa e affetto, adottato da alcuni di noi abitanti nella via che rispettando la sua libertà ci occupavamo di nutrirlo, regalargli una cuccia contro le intemperie e curarlo, è stato assassinato, avvelenato come il peggiore dei ratti. Insieme a lui molti altri gatti “residenti” all’interno del teatro hanno seguito la stessa sorte. Oltre all’incredulità per tanta inutile violenza e il dolore da noi provato per l’assenza irreparabile del nostro amico peloso, è doveroso aprire una parentesi di riflessione su questa città che oltre a condannare i suoi più onesti e virtuosi cittadini ad una vita difficile e quasi inetta rispetto alla “spirtizza” dei più, distrugge adesso i più deboli, quelli senza voce, senza armi, senza macchia. I suoi animali, i gatti che, come da ricerche scientifiche, altra colpa non hanno se non quella di tenere pulita la città da topi, ratti e serpenti e di contribuire all’equilibrio biosistemico, facendo in modo che uccelli, cigni, etc. possano ancora esistere.
Questa è a parer mio una città che nega la bellezza, il legame ancestrale e fondamentale con la natura, con il mare che è negato, anch’esso chiuso, con l’assenza di parchi di verde, con l’eccesso di auto e motorini. Una città impazzita e violenta che nega il bene, il bello, la calma, l’arte e la riflessione, che non aiuta, se non per iniziativa privata, i suoi animali.
Questa lettera non è solo il necrologio a “Lucio”, così si chiamava il nostro gattone che noi speriamo sia in un mondo bellissimo, nel mitico “paese dei campanelli” dove pare vadano le anime di queste creature, ma anche una denunzia per una città amministrata senza tenere conto della natura, degli animali, del paesaggio, da sempre stuprato, un luogo di violenza contro tutto ciò che contribuisce a creare persone pensanti, sensibili, altruiste e piene di tenerezza e non degli orchi, creature del male, demoni e vampiri. La vita è unica e va protetta.

