Gazebo, Peep, Prusst: non c'è più tempo| Cronaca di un fallimento annunciato

Gazebo, Peep, Prusst: non c’è più tempo| Cronaca di un fallimento annunciato

SALA DELLE LAPIDI
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Mancano 44 giorni alle elezioni amministrative di Palermo. Ancora 44 giorni alla fine della consiliatura dunque, ma per gli inquilini di Sala delle lapidi è già possibile stilare un “bilancio”. Da oggi infatti a Palazzo delle Aquile si potrà discutere solo della manovra finanziaria o di atti urgenti, provvedimenti strettamente connessi al bilancio o che servano ad evitare danni erariali alle casse del comune. È sfumata anche ieri sera, infatti, l’opportunità per il consiglio di approvare almeno uno dei quasi 200 punti ad un ordine del giorno che ormai si trascina tale e quale da troppo tempo . La seduta, infatti, è saltata. Il motivo? Mancato raggiungimento del numero legale dei presenti. Da circa tre settimane, il consiglio non approva neanche una delibera.

Dall’inizio del 2012 gli inquilini sono riusciti a trovare un accordo su appena 36 provvedimenti, la maggior parte dei quali consisteva nell’approvazione del verbale della seduta precedente. Ma gli inquilini di Palazzo delle Aquile hanno trovato il tempo di approvare la pubblicazione dell’ “albo pretorio”, una delibera sul “posizionamento delle fontanelle e/o distributori di acqua potabile” e una “contro l’incremento degli stanziamenti per l’acquisto di armamenti”. Il distretto turistico di Palermo, al quale il capoluogo ha aderito con una delibera di Sala delle Lapidi, non è nemmeno nato perché non vi aveva aderito un numero sufficiente di comuni. Ai consiglieri palermitani non manca però il tempo di litigare. L’ultima volta che in consiglio è approdato un tema scottante – come l’azzeramento dei cda delle partecipate – Sala delle Lapidi stava diventando il teatro di una rissa.

E dire che il commissario Luisa Latella, subito dopo il suo insediamento, aveva messo nero su bianco le priorità che gli inquilini di Sala delle Lapidi avrebbero dovuto affrontare il prima possibile, fra cui anche i gazebo. Peccato che piazza Pretoria non abbia discusso nessuno di quei punti, né quelli che da tempo le categorie produttive della città chiedono di affrontare.

All’ordine del giorno dallo scorso maggio, per esempio, c’è ancora il Put, il Piano Urbano per il Traffico. Lo stesso, per intenderci, che nel 2008 portò alla bocciatura da parte del Tar delle Ztl: il comune, infatti, non l’aveva ancora approvato. Per colpa di questa “svista” il comune aveva dovuto restituire diversi milioni di euro agli automobilisti che avevano speso i propri soldi in permessi. Senza contare che è ancora aperto il contenzioso tra palazzo delle Aquile e la Td Group, l’azienda che doveva gestire le Ztl, che ha chiesto al comune ben cinque milioni di risarcimento.

Dal 2005 invece il Peep (Piano Economico per l’Edilizia Popolare) occupa un posto nell’agenda di Sala delle lapidi, che dovrebbe prevedere sette mila alloggi in più nel capoluogo siciliano. Una stima che però risale a studi del 1991, che stimavano a Palermo un fabbisogno abitativo di 18 mila unità abitative in più, di cui il 40 per cento si sarebbe dovuto destinare, appunto, all’edilizia popolare con variazioni al piano regolatori sia alle zone E, di verde agricolo, che alle zone F, destinate ai servizi.

E ancora, i Prusst. I Programmi di Riqualificazione Urbana e Sviluppo Sostenibile, dovevano costituire uno strumento fondamentale per la riqualificazione del centro storico. Il primo bando, poi bloccato, venne pubblicato nel ‘98. Dal 2008 giace in consiglio la proposta di delibera di localizzazione degli interventi presentati con il secondo bando del 2006, per il quale vennero presentati 111 interventi: di questi 70 avevano ricevuto parere favorevole. Interventi per un totale di 550 milioni, tutti a spese dei privati, per i quali il comune di Palermo non avrebbe dovuto spendere un euro.

Al comune manca poi il regolamento per la disciplina delle acquisizioni in economia di forniture di beni e servizi, la cui adozione – scriveva la Latella – consentirebbe di migliorare “la funzionalità degli uffici, elevandone i livelli di efficienza ed efficacia nell’acquisizione di beni e servizi”.

Adesso i consiglieri comunali dovranno dedicarsi ad una manovra “lacrime e sangue”, in linea con l’austerità del governo nazionale. Un passaggio obbligato, che rischia di mettere i consiglieri comunali in seria difficoltà, proprio perché alle porte delle amministrative. Per accaparrarsi la benevolenza dei cittadini, agli inquilini di Sala delle Lapidi resterebbero solo le dimissioni: tutto rimandato alla nuova consiliatura. E chissà se a quel punto sarà passata la voglia di litigare.


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