Gela, incendio alla raffineria |Ma non ci sono feriti

Gela, incendio alla raffineria |Ma non ci sono feriti

di Andrea Cassisi Le fiamme sono divampate nell'isola "7 Nord" dello stabilimento. Un denso fumo nero ha oscurato il cielo del petrolchimico ed è visibile a chilometri di distanza. Ignote le cause.

Scattato il piano d'emergenza
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GELA – Ore 10.30. La perdita di idrocarburi, nell’area tubazioni di collegamento degli impianti topping 1 e coking 1, all’interno dell’isola 7 della Raffineria Eni di Gela, scatena un incendio. E’ allarme. In una manciata di secondi una densa nube di fumo si sprigiona a est della città, mentre i passanti iniziano a fotografare e postare sui social network i primi istanti dell’incendio, tra gli impianti scatta l’emergenza. Una squadra interna dei vigili del fuoco inizia le operazioni di spegnimento, riuscendo a circoscrivere l’area interessata dall’incidente. Passeranno trenta minuti prima che le fiamme siano domate. Qualche ora, invece, prima che la coltre di dissolva nel cielo. Fino a quel momento, la colonna di fumo nero, visibile a distanza in città, fa temere il peggio. Nessun ferito, per fortuna. Solo tanta paura per gli operai impegnati nei dintorni, allontanatisi dalla zona interessata dall’incendio.
Immediate le reazioni. “La Raffineria non è sicura, è un bomba ad orologeria – tuona Emanuele Amato, Presidente dell’associazione ambientalista Amici della Terra, tra i primi ad arrivare nei pressi della raffineria e constatare l’incendio -. Lo dimostrano tutte queste fuoriuscite, incendi e sversamenti vari a cui assistiamo periodicamente. Non basta la semplice dismissione degli impianti che non funzionano. Occorre una manutenzione straordinaria e non una semplice manutenzione agli impianti. E’ inutile che la raffineria si nasconda dietro le varie autorizzazioni a tutela dell’ambiente e della salute dicendo che tutto è a posto e che gli impianti possono marciare a pieno regime, perché allo attuale la situazione è sotto gli occhi tutti. Chiediamo piuttosto che le prescrizioni siano più rigide. Solo per caso, fortunatamente, non ci sono feriti ma questa raffineria resta una bomba ad orologeria”.
“Lunedì chiederemo un incontro con la raffineria”. Così Silvio Ruggeri, segretario provinciale della Uiltec Uil di Caltanissetta. “Speriamo che la raffineria non si fermi – aggiunge – in considerazione del fatto che l’impianto danneggiato dall’incendio è l’unico che alimenta gli altri, essendo la Raffineria in marcia a regime ridotto”. Da Roma, i vertici del colosso del cane a sei zampe smentiscono affermando che la Raffineria “è regolarmente in marcia e la situazione sotto controllo”.
Da Palermo il gruppo parlamentare del Movimento cinque stelle sostiene che “i cittadini non possono e non devono più tollerarli, si ribellino e chiedano i danni, noi li sosteremo in qualsiasi modo”. “E’ un anno che chiediamo maggiori controlli ed un programma di dismissione progressiva degli impianti. Vedremo come si giustificheranno questa volta. Intanto i polmoni dei siciliani ringraziano”, così il presidente della commissione Ambiente dell’Ars, Giampiero Trizzino che ricorda i recenti simili episodi accaduti a Siracusa. Poi l’accusa al governatore della Sicilia Rosario Crocetta per “avere abbassato le tasse sulle estrazioni petrolifere. Le somme derivanti – concludono – avrebbero potuto essere utilizzate per potenziare i controlli, che sono ridotti al lumicino. In occasione di ogni audizione all’Ars i rappresentanti dell’ Arpa non fanno altro che ribadire la carenza di tecnici”.

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