PALERMO – Una rete di riciclatori al soldo dei Graziano che ha schermato i beni della famiglia mafiosa dell’Acquasanta. A scoprirla sono stati i finanzieri del Nucleo speciale di polizia valutaria della guardia di finanza. Il gip del tribunale di Palermo, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, ha emesso un sequestro nei confronti di ventitré indagati per riciclaggio, autoriciclaggio e trasferimento fraudolento di valori. Il valore complessivo dei beni sequestrati è di circa un milione di euro.
Le indagini hanno fatto luce pure sulla vendita di un immobile, anch’esso intestato a un prestanome. I soldi sarebbe tornati nella disponibilità di Graziano alla connivenza di imprenditore siciliano che, attraverso la stipula di contratti per compravendite fittizie, avrebbe fatto pervenire i soldi alla famiglia mafiosa.
“L’indagine conclusa testimonia ancora una volta la fondamentale importanza del sistema di prevenzione antiriciclaggio ed in particolare della necessità di una sistematica collaborazione tra organismi investigativi e tutte le categorie professionali – spiegano dal Nucleo di polizia valutaria – chiamate per legge a fornire il loro prezioso contributo, tra cui i professionisti che sono in grado di individuare quei profili di anomalia sotto un profilo soggettivo o oggettivo, utili per elaborare e trasmettere mirate ed efficaci segnalazioni di operazioni sospette”.
I professionisti, però, sembrano non accorgersi di quanto accade sotto i loro occhi. L’anno csorso in Sicilia sono state segnalate 4.900 operazioni sospette, di cui 4.663 (oltre il 95%) pervenute dai canali bancari e finanziari, 34 (il 2,7%) dagli altri operatori non finanziari e 102 (il 2%) sono le segnalazioni effettuate dai professionisti (notai, commercialisti ed avvocati). Tra gli indagati ci sono pure un ex direttore dell’ex banca di Roma, Massimo Sarzana, e il notaio Tommaso Drago, già coinvolti in una precedente inchiesta che riguardava i beni dei Graziano.

