Ho sempre voluto essere quello che sono: un cronista. La scintilla è scoccata, raccontando le partite di calcio su un terreno polveroso. Cronaca scarsa e diretta dal mio balcone.
Mi si para davanti una partita dura: la notizia della morte di mio fratello, che io ho vissuto seguendo le regole del mio mestiere che sono le regole della mia vita. Ho osservato come se avessi un taccuino in mano il respiro affannoso, l’improvviso stringere dei pugni (come i bambini che stringono i pugni alla nascita) e gli occhi che hanno spiegato lo strazio del corpo in rovina. Le pupille sono passate dalla rabbia, all’incredulità, alla paura, alla pace. La voce già non c’era più.
Non credo che la morte di mio fratello sia speciale, in senso oggettivo. Farei torto alle centinaia di morti che mi è capitato di raccontare, alle lacrime che ho dovuto raccogliere. Soggettivamente specialissime. E ogni volta ho pensato che per essere cronista dovevo immedesimarmi un po’, soffrire un po’, per lasciar traspirare le emozioni. E che cronaca perfetta sarebbe questa, visto che – come è ovvio – l’immedesimazione è completa.
Sono un cronista. Racconto storie, cerco notizie. E due notizie le ho trovate. La prima è questa: l’amore, per quanto immenso, non può tenere qui le persone che amiamo e che vorremmo tenere qui. La seconda è questa: l’amore sconfigge la sua impotenza solo se si capisce che il campo di gioco non è il rimpianto, ma la consolazione e la memoria.
Di consolazione, affetto e memoria i lettori di Livesicilia, il mio direttore, i miei colleghi e amici mi hanno dato una testimonianza fondamentale. Non ne avevo bisogno per continuare a volergli bene. Però non guasta. La forza di Livesicilia è la carta d’identità di una comunità che va oltre il giornale e che esprime un’appartenenza. Sentirlo oggi per me è una carezza sotto le macerie. Grazie per tutto. Grazie, presto torneremo a leggerci, perché nemmeno il dolore può fermare il cammino. Grazie per me. Grazie per gli occhi di Marcello, mio fratello, che ora splendono di una dolcissima luce.
