I superstiti del Civico:| "My baby, my baby"

I superstiti del Civico:| “My baby, my baby”

La donna che era stata considerata incinta aveva in realtà abortito prima della traversata in mare: potrebbe essere stata violentata. Al Civico anche un eritreo di 16 anni.

 

PALERMO – “My baby, my baby”. Ha continuato a dirlo per ore ai medici, sin dal suo arrivo in ospedale. E, in effetti, la sua pancia era gonfia e sembrava davvero essere incinta. La gravidanza di una delle giovani donne arrivate in gravi condizioni da Lampedusa ieri, è stata smentita dagli esami all’ospedale Civico, dove è stata trasportata con l’elisoccorso insieme ad un’altra donna e una bambina siriana sbarcata la sera prima nell’isola della speranza diventata ormai porta d’Europa.

Poco dopo a Palermo sono arrivati anche due ragazzi, anche loro eritrei: uno di loro ha sedici anni, l’altro 20-25 anni. Le identità e le età dei superstiti non sono certe, perché non hanno documenti. Una di loro, una volta arrivata in ospedale, ha mostrato una scritta sul suo reggiseno, alla quale si accompagnava un numero di telefono: quei dati sono gli unici riferimenti dei medici, al momento. La ragazza che era stata inizialmente considerata incinta, potrebbe avere perso il bambino in seguito ad una violenza sessuale, come spiega Romano Tetamo, primario della Rianimazione del Civico:

“I suoi organi erano gonfi, anche le condizioni dell’utero facevano pensare ad una gravidanza. Tra l’altro l’unica parola in inglese pronunciata dalla donna era “baby”, quindi supponiamo che abbia perso il bambino poco prima dell traversata, probabilmente – aggiunge Tetamo – durante il lungo tragitto in deserto – nel corso dei quali la maggior parte di queste donne viene violentata”.

Entrambe le giovani sono giunte in ospedale con grave insufficienza respiratoria, resa più grave dal’ingestione di acqua di mare mista a gasolio: ricoverate prima nell’area d’emergenza, si trovano adesso in Rianimazione, sotto stretto controllo dei medici. L’altra ragazza è invece quella che, a Lampedusa, era stata considerata morta. Sulla banchina era stata messa in fila insieme alle decine di compagni morti ustionati o annegati. Il minorenne e un altro uomo sono arrivati al Civico con gravi sintomi d’annegamento e sono ricoverati nel reparto di Terapia Intensiva.

“Il sedicenne – spiega il dottor Santino Marchese – responsabile del reparto – è in condizioni precarie. Parla un inglese stentato, molto elementare, grazie al quale riusciamo a comunicare. L’altro ragazzo – aggiunge – parla solo lingua eritrea, quindi è per noi di grande aiuto il lavoro dei mediatori culturali. Le condizioni di entrambi sono comunque migliorate nella notte, tanto da farci essere ottimisti nonostante la prognosi resti riservata”. La piccola siriana, una bambina di sette anni giunta a Lampedusa insieme alla mamma, si trova invece all’ospedale dei Bambini. Quelle che all’inizio sembravano ustioni, si sono rivelate conseguenze di una grave dermatite: anche lei è sotto controllo e non rischia la vita.

E, se nelle prossime ore saranno necessari nuovi ricoveri urgenti, l’ospedale Civico sarà pronto ad aprire di nuovo le sue porte: “La nostra struttura è tra quelle che può far fronte ad emergenze simili. Di certo una gestione sanitaria di questo tipo non può sempre essere il solo punto di riferimento, ma per il momento ci riteniamo molto soddisfatti del nostro lavoro e della solidarietà che il nostro personale ha dimostrato ai superstiti”.


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