PALERMO- Inerzie e ritardi nella definizione di inchieste su violenze e abusi sessuali ai danni di minori, con la conseguenza che i reati andarono in prescrizione. È per questa ragione che il pubblico ministero di Palermo Alessia Sinatra, al centro del “caso Creazzo”, è stata condannata dalla Sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura: sospensione dal servizio per sei mesi e trasferimento al tribunale di Caltanissetta con funzioni di giudice civile. Una sanzione molto più pesante di quella chiesta dalla procura generale della Cassazione, che rappresenta l’accusa: la perdita di anzianità di tre mesi.
La difesa: “Sentenza troppo pesante”
“Non si ricorda a memoria d’uomo una sentenza così pesante per incolpazioni di questo tipo, che supera di gran lunga ancora una volta la richiesta della procura generale della Cassazione”, commenta l’avvocato della difesa, il professore Mario Serio. A febbraio Sinatra aveva subito un’altra condanna disciplinare che aveva fatto discutere per alcuni messaggi scambiati con Luca Palamara sull’allora procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo. Sinatra sollecitava Palamara, ex membro del Csm e influente leader della corrente Unicost, a stoppare la possibile nomina di Creazzo alla procura di Firenze. Lo appellava con parole sprezzanti.
Nel corso dell’interrogatorio, il pm della Direzione distrettuale antimafia – Sinatra fino ad oggi si è occupata di indagini sulla mafia agrigentina – aveva motivato il suo risentimento rivelando di aver subito molestie sessuali da Creazzo nel 2015 in un hotel romano dove si trovavano entrambi per una riunione dell’Associazione nazionale magistrati. Creazzo, a sua volta, era stato ritenuto responsabile di abusi sessuali ai danni di Sinatra ed aveva subito dal Csm la sanzione della perdita di due mesi di anzianità.
I casi che hanno portato alla condanna
Tra i casi che hanno portato alla condanna di Sinatra c’è la vicenda di tre fratellini che avevano subito abusi sessuali nell’ambiente familiare e che sin dai primi interrogatori avevano indicato i presunti responsabili. Sinatra avrebbe però iscritto la notizia di reato con 7 anni di ritardo nel registro a carico di ignoti. “Dopo più di 16 anni di totale inerzia investigativa e oltre ogni ragionevole termine di durata delle indagini preliminari”, come si legge nell’atto dell’accusa, aveva chiesto l’archiviazione perché intanto era intervenuta la prescrizione del reato.
Gli abusi sulla quattordicenne
Un’altra vicenda riguarda una ragazzina che a 14 anni aveva subito abusi sessuali da parte di suo zio. A denunciare le violenze era stato inizialmente il fidanzato della minorenne. Quando la pm, alla fine di indagini che avevano superato la “ragionevole” durata, ha chiesto il rinvio a giudizio dello zio era già intervenuta la prescrizione.
Il tredicenne e il sacerdote
Ancora più drammatico il caso di ragazzino affidato sin dall’età di 13 anni dai genitori alle cure di un sacerdote: alla sua morte sono stati proprio loro a denunciare gli abusi e i maltrattamenti subiti dal figlio da parte del religioso che avrebbe approfittato dello stato di vulnerabilità dell’intero nucleo familiare. Dopo 8 anni dall’iscrizione della notizia di reato, anche in questo caso all’esito di indagini che si sono protratte “oltre ogni ragionevole termine di durata”, Sinatra ha chiesto l’archiviazione per difetto di querela. Contro la sentenza della Disciplinare, Sinatra potrà presentare ricorso alle Sezioni unite civili della Cassazione.

