CATANIA – Un nuovo risvolto per la morte piena di punti interrogativi del siracusano Tony Drago, trovato morto il 6 luglio 2014 sul piazzale della caserma Sabatini di Roma. La magistratura avrebbe “bollato” il gesto come suicidio, una tesi che però non ha mai convinto genitori e parenti. La battaglia legale della famiglia del giovane passa da Catania. L’avvocato Dario Riccioli sin da subito ha manifestato (attraverso diverse azioni) i tanti dubbi sulla ricostruzione degli inquirenti. Lo scorso 27 gennaio è stata depositata la consulenza dei periti (il medico legale Paolo Procaccianti e l’esperto cinematica Federico Boffi. “Non è possibile tuttavia esprimere una valutazione univoca sulle modalità di decesso di Antonino Drago” – scrivono i consulenti.
Analizzando le lesioni e i traumi della vittima, il medico legale scrive che “risulta altamente verosimile la precipitazione e non altre possibili dinamiche lesive”. Ma “per quanto concerne la configurazione se omicidiaria, suicidiaria o accidentale, si riferisce quanto la scienza medico-legale ricorda e cioè che solo eccezionalmente le lesioni riscontrate sul corpo della vittima forniscono un orientamento sicuro sulla diagnosi differenziale fra suicidio, omicidio e accidente che comunque rappresenta sempre una delle più ardue sfide in medicina legale”.
L’avvocato Riccioli, in una nota diffusa alla stampa, evidenzia che nella “parte cinematica della perizia conferma quanto affermato nella consulenza tecnica a firma dell’ing. Grazia La Cava, ovvero che il tipo di lancio che si è cercato ostinatamente di attribuire a Tony Drago è al limite delle capacità umane”.
In altre parole, nel caso di precipitazione si dovrebbe presumere che Drago si sia lanciato con una spinta iniziale molto importante, non in linea con le capacità umane, perché “si deve immaginare che, in un secondo, da fermo, il Drago avrebbe dovuto darsi una spinta sufficiente a percorrere idealmente linearmente circa tre metri con il proprio corpo”. I periti, inoltre, escludono che il corpo di Drago possa essere rimbalzato sulla superficie della pavimentazione, perché (e lo diciamo in maniera banale) ciò non è compatibile né con la distanza dalla palazzina in cui è stato rinvenuto il corpo né con la posizione in cui è stato ritrovato. E ancora nella parte cinematica della perizia, inoltre, è escluso che Tony Drago abbia impattato con la testa al suolo. E le diverse misurazioni e i molti tecnicismi – si legge ancora nella nota dell’avvocato catanese- “confermano pienamente la consulenza dell’ing. La Cava”.
Per l’avvocato Riccioli sono molti “gli elementi di prova che inducono a ritenere che Tony Drago sia stato barbaramente ucciso direttamente sul piazzale della caserma Sabatini in Roma, mentre subiva un atto di nonnismo o, comunque, una vessazione non consentita”. Il legale cita le macchie di sangue presenti sulle spalle che, la perizia descrive come “tracce tipiche di un gocciolamento per gravità” , ma che “non è possibile collegare tali gocce direttamente alla precipitazione”. A questo punto Riccioli si chiede ma “come sono finite sulla schiena di Drago?”. Per la difesa non ci sono dubbi. “Tali gocce costituiscono chiara evidenza dell’aggressione subita da Tony Drago la mattina del 6 luglio 2014, con le modalità che descriveremo con i consulenti della famiglia, ing. Grazia La Cava, coadiuvata dall’Ing. Oliver Giudice, e dal prof. dott. Orazio Cascio, nel corso dell’udienza del prossimo 15 marzo 2017”.

