PALERMO – Riportare all’antico splendore le decorazioni della sala pompeiana e di quella degli stemmi, restaurare la cancellata storica, il colonnato e le decorazioni, dare nuova vita alle scale interne riportando alla luce le pitture e completando così quel percorso di recupero iniziato negli anni Settanta, ma senza mai chiudere i battenti. Il Teatro Massimo si prepara a un nuovo look, grazie ai 21 milioni di euro previsti dal Patto per Palermo e divenuti ormai una concreta realtà.
La registrazione alla Corte dei Conti delle somme ha infatti portato a compimento un iter burocratico sorprendentemente veloce e i progetti per 764 milioni sono ormai sul punto di iniziare. Il Comune, in attesa che le somme arrivino fisicamente in cassa, già scalda i motori: oltre ai progetti per i due poli scolastici, a nord e a sud, ci sono ben 24,2 milioni per quello che è diventato uno dei simboli della città, oltre che essere il secondo dei suoi monumenti più visitati.
Su 24,2 milioni, 3 andranno per manifestazioni artistiche mentre 21,2 saranno dedicati ai restauri. In particolare 2,2 milioni serviranno per le quattro scale interne che portano ai loggioni: un restauro artistico e infrastrutturale che comprenderà anche i lucernari di copertura, il ripristino di antiche decorazioni pittoriche, delle parti in metallo e legno e delle balaustre. I 19 milioni rimanenti serviranno invece al restauro conservativo di tutte le decorazioni interne, al recupero di ambienti di sottotetto attorno alla sala principale per aumentare le aree espositive, alla manutenzione straordinaria delle coperture e dei rivestimenti di facciata e della cancellata monumentale, al potenziamento degli apparati elettrici e alla dotazione di nuove centrali termiche e termofrigorifere.
“Questi interventi sono in linea con la nostra politica – dice il vicesindaco Emilio Arcuri – che prevede nuove opere, ma anche la manutenzione dell’esistente. Completeremo un lavoro ripartendo da dove ci eravamo fermati vent’anni fa, quando il Massimo ha rivisto la luce dopo due decenni di chiusura e abbandono”.
L’obiettivo di Palazzo delle Aquile, però, è quello di non ripetere lo stesso copione del passato: il teatro, per interventi di restauro, è rimasto infatti chiuso dal 1974 al 1997 privando la città di uno dei suoi cuori pulsanti. Per questo i cantieri dureranno un po’ di più, ma saranno organizzati in modo tale da non intaccare spettacoli e balletti: i lavori saranno più intensi d’estate e meno d’inverno, in concomitanza con l’attività quotidiana del teatro, ma il Massimo non chiuderà più.
“Da mesi si susseguono riunioni fra il Teatro e gli uffici dell’assessore Arcuri per far sì che gli interventi siano fatti secondo un ordine di priorità che ci restituisca un teatro più efficiente e con antichi problemi risolti – dice il sovrintendente Francesco Giambrone – penso all’impiantistica o all’aria condizionata. Altro obiettivo è non interrompere in alcun modo l’attività, se ci sono alcune cose più complesse le faremo in agosto armonizzando i lavori con la funzionalità teatrale. Nel 2017 questo sarà un regalo nel 120esimo anniversario dell’apertura e nel ventesimo della riapertura”.
I tempi sono ben definiti: per gli interventi da 2,2 milioni la gara è stata già fatta e si attende solo la firma sul contratto, quindi non appena arriveranno i soldi da Roma i cantieri avranno il via e dureranno un paio d’anni; per il restauro da 19 milioni, invece, si è fermi agli studi di fattibilità e bisogna procedere con quelli esecutivi, così che nel 2018 partiranno i cantieri che dureranno fino al 2023.
Con i 19 milioni si finanzieranno le indagini propedeutiche alle progettazioni, il restauro del cassettonato a stucco del colonnato, il restauro delle decorazioni del foyer principale, delle superfici decorate policrome di stucchi e specchiature e del soffitto telato, la pulitura delle superfici marmoree del basamento. E ancora il restauro delle decorazioni della sala degli stemmi, della sala pompeiana, dei corridoi del piano nobile, della sala degli specchi e di quelle lignee della sala degli spettacoli.
Tre milioni finanzieranno infine diverse attività artistiche cittadine, dalla Biennale del Mediterraneo alle letterature migranti, da Sicilia Queer a Ballarò significa Palermo, passando per le Vie dei Tesori, un Marina di Libri, il festival Soleluna, i 400 anni del conservatorio, la macchina dei sogni, il festival di Morgana, le vie dei Librai, la settimana degli studi danteschi e l’efebo d’oro, tanto per citarne alcune. “Sono attività non solo del teatro ma anche dell’assessorato alla Cultura – conclude Giambrone – il contributo che abbiamo portato in un piano triennale di interventi è rappresentato dall’Opera Camione e da piazza Verdi, cioè il Teatro in piazza”.

