Il Mediterraneo al centro dei progetti, il convegno all'Università

Il Mediterraneo al centro dei progetti, il convegno all’Università

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La riunione

PALERMO – Il ruolo della conoscenza come ponte tra le due sponde del Mare Nostrum, la cooperazione scientifica, l’innovazione tecnologica e la tutela delle risorse ambientali. Sono questi i cardini dell’incontro “Il Mediterraneo nelle nuove priorità europee e nazionali. La ricerca e l’innovazione nella cooperazione con il Mediterraneo e l’Africa”, in corso questa mattina, venerdì 2 ottobre, nell’Aula Magna del Dipartimento di Scienze Umanistiche di UniPa.

L’evento, promosso e organizzato dall’Università degli Studi di Palermo e da APRE (Agenzia per la Promozione della Ricerca Europea), rappresenta un fondamentale momento di confronto tra mondo accademico, rappresentanti dell’Unione Europea, governo nazionale ed enti locali sulle opportunità di sviluppo e integrazione territoriale.

Tanti ospiti e tavoli tecnici

I saluti istituzionali hanno visto alternarsi ai microfoni i principali attori politici e scientifici coinvolti nelle politiche per il Mediterraneo. Oltre al rettore Midiri, sono intervenuti Maria Cristina Pedicchio (presidente APRE), Francesco Ferrara (direttore Ufficio IV Promozione del sistema della ricerca – Piano Mattei, MUR), il sindaco di Palermo Roberto Lagalla, la deputata Carolina Varchi, e l’europarlamentare Giuseppe Lupo. In videocollegamento è stato inoltre trasmesso l’intervento di Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione europea per la Coesione e le Riforme. 

Subito dopo la fase di apertura, il dibattito si è addentrato negli aspetti tecnici e strategici con la presentazione di Fulvio Capurso (Capo Unità DG MENA, Commissione europea) sul tema “The Mediterranean Pact”, delineando le priorità di investimento strategico per la sponda sud.

Midiri: “UniPa motore di sviluppo e attrazione per i talenti”

A sottolineare la centralità dell’ateneo nel processo di cooperazione euro-mediterranea è stato il rettore dell’Università degli Studi di Palermo, Massimo Midiri: “È una giornata importante perché vede la presenza di più istituzioni di rilievo, come il Ministero della Ricerca, il Ministero degli Affari Esteri, APRE e le istituzioni locali”, ha spiegato il Rettore. “Al centro c’è l’università, che diventa promotrice di sviluppo, promotrice di iniziative e della capacità di attrarre cervelli anche da paesi transfrontalieri e africani, in una logica di integrazione e inclusione che abbiamo sempre perseguito durante gli anni di mandato”.

Midiri ha anche richiamato il forte legame istituzionale con le priorità strategiche e i progetti del governo nazionale: “C’è un’attenzione governativa su questa università, anche nei confronti del Piano Mattei, un piano fortemente voluto dal governo nazionale che vede uno sviluppo che non dev’essere soltanto economico, ma accompagnato da buone prassi e dalla ricerca accademica. Oggi presenteremo dei casi di grandissimo rilievo che potrebbero trasformare l’economia africana nei paesi in cui il Piano Mattei deve intervenire, con efficienza ed efficacia. Mettiamo al centro il ruolo dell’università come promotrice di sviluppo e la colleghiamo al mondo, a tutto quello che oggi è opportuno fare per sviluppare un’economia”.

Lagalla: “La Sicilia cuore del mediterraneo”

Sul ruolo strategico dell’isola e sulle opportunità legate alla cooperazione è intervenuto anche il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla: “Un tema antico che ora finalmente sta cercando di superare l’assunto automatico, ma non per questo giustificativo, che essendo al centro geografico del Mediterraneo la Sicilia ne costituisce il cuore. In realtà la Sicilia ne costituirà il cuore, e sempre di più potrà costituirlo, man mano che si tesse compiutamente la rete delle relazioni, la rete dei trasporti e il nostro Paese evidentemente diviene o riprende a essere punto di riferimento per il continente africano e il Vicino Oriente”.

Il primo cittadino ha poi aggiunto: “La Sicilia deve rendersi conto di avere una grande opportunità che sta proprio nel digitale. Abbiamo la possibilità di fare di questa Sicilia una piattaforma digitale che consenta di moltiplicare la cooperazione che poi deve riposare su ulteriori pilastri, che sono quelli delle relazioni economiche, produttive, ma soprattutto delle collaborazioni accademico-scientifiche”.

Varchi: “Palermo capitale dell’Euromediterraneo”

Sul valore strategico del Piano Mattei e sul ruolo delle istituzioni accademiche si è espressa anche la deputata Carolina Varchi: “Il baricentro negli ultimi anni si è inequivocabilmente spostato verso Sud. Palermo, a seconda della sua naturale vocazione di capitale dell’Euromediterraneo, e il governo nazionale con il Piano Mattei hanno cambiato radicalmente il paradigma della cooperazione internazionale”. L’onorevole ha sottolineato come la misura rappresenti “un progetto molto ambizioso che questo governo guidato da Giorgia Meloni ha messo a terra con una grande visione che guarda lontano ad un rapporto con l’Africa che non sia più unilaterale”.

Varchi ha poi evidenziato la centralità degli atenei nel processo di cooperazione: “L’Università di Palermo è naturalmente evocata ad essere proprio l’hub di scambio della ricerca. È il caso di rivolgere un plauso sincero al rettore Massimo Midiri perché sta svolgendo un grande lavoro di internazionalizzazione della nostra università. Palermo recupera così centralità nel Mediterraneo”.

Savarino: “La Sicilia riferimento culturale per l’Europa”

Nel corso dei saluti istituzionali è intervenuta anche l’assessora regionale al Territorio e all’Ambiente, Giusi Savarino, che ha rimarcato il ruolo strategico della Regione Siciliana: “Siamo protagonisti del bacino del Mediterraneo… lo possiamo essere anche come riferimento culturale, perché la Sicilia può vivere la sua centralità da protagonista, dando la possibilità a tutta l’Europa di aprire dei ponti con l’Africa”.

L’assessora ha inoltre evidenziato l’importanza del lavoro sinergico con il mondo accademico per la condivisione delle esperienze sul campo: “Tutte queste nostre buone pratiche le mettiamo a disposizione, attraverso l’università, di quei paesi che vivono le stesse tematiche. Questo vuol dire mettere al centro la Sicilia, la cultura e le buone pratiche che studiamo e applichiamo”.

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