Il miraggio dei lustrascarpe | nella città che non sogna

Il miraggio dei lustrascarpe | nella città che non sogna

E' stata spacciata come una grande opportunità. Eppure...

Ma quanto è bugiarda una terra che ha bisogno di lustrascarpe. Ma quanto è triste una comunità capovolta, con i dottori che affettano salumi al supermercato, gli avvocati che fanno le maschere allo stadio, gli psicologi che sistemano scatoloni sugli scaffali.

E non che sia sbagliata l’umiltà rispettabile di ogni occupazione che insegna la sobrietà, il senso della misura. Se hai lustrato scarpe, tratterai il prossimo con la stessa delicatezza di una tomaia. Ma la menzogna della politica risiede appunto nella premessa: ti dicono che si tratta di un passaggio, di un segno d’interpunzione, invece sarà la tua vita per sempre nel Paese sottosopra che forma specialisti da esportazione o da cassa del market.

L’altra parte della rappresentazione e della teatralità – quella che ci riguarda da vicino, in quanto palermitani – è questa: dove si troveranno le scarpe da lustrare? Chi mai si fermerà per offrire il piede calzato alla spazzola del laureando di turno, nell’era della gomma che ha sostituito il cuoio? Un miraggio e hanno la faccia di chiamarlo lavoro. Pochi spiccioli e hanno il cuore di chiamarla opportunità. Un’illusione e hanno il fegato di chiamarla realtà. 

Eppure – a Palermo e dintorni – non si parla d’altro e non si scrive d’altro, come se una bazzecola avesse le sembianze di un miracolo. I lustrascarpe di Confartigianato. La selezione per quindici posti. Segue un profluvio di comunicati di congratulazioni uniti a raggianti articoli di stampa. Invece, il punto dolente da annotare sarebbe proprio l’opposto: smettetela di agitare perline colorate che non nascondono affatto la spaventosa nudità di tutto, voi che reggete il sistema. Poche gocce di acqua contraffatta non sono la soluzione e nemmeno un palliativo in tanto deserto.

I lustrascarpe palermitani non nutrono economia, non rappresentano niente di concreto, con la massima e simpatica considerazione per i giovani e meno giovani, piegati per bisogno e la necessaria premessa del riconoscimento della buonafede di tutti. Perché, qui si dovrebbe parlare di altro, di vera impresa, di veri posti, di vere idee, non dei fondi di magazzino spacciati per pozione magica.

Oppure, ammettiamolo: non possiamo andare oltre. Il nostro orizzonte di sviluppo è il profilo chinato di un’ombra che lucida una scarpa che non c’è. Perfetta e involontaria metafora di una speranza in ginocchio.

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