CATANIA – Il potere dei trafficanti del clan Nizza era arrivato fino a San Giovanni Galermo. In via Capo Passero era stata allestita una florida piazza di spaccio che fruttava mezzo milione di euro annui. L’operazione Leo 121, condotta dai Carabinieri della Compagnia di Fontanarossa a gennaio del 2014, aveva “bonificato” la zona “infestata” dallo smercio di sostanze stupefacenti. Oltre 40 persone sono state arrestate in quella retata che ha rappresentato anche un risultato sociale e non solo repressivo. Ridotta a pezzettini la cellula mafiosa dei Nizza che operava a Galermo, fortino incontrastato del traffico di droga.
Il processo ordinario, che vede alla sbarra 13 imputati, è alle fasi conclusive. La pm Valentina Sincero ha già formulato le richieste di pena (pesantissime) al Tribunale. Da 24 a 10 anni le richieste di condanne per pusher, vedette e gestori della piazza di spaccio di via Capo Passero. Solo per due posizioni il sostituto procuratore ha chiesto il riconoscimento dell’aggravante mafiosa in riferimento al clan Nizza, frangia organica alla cosca Santapaola Ercolano. Per Concetto Contarini e Cosimo Parisi la richiesta è di 24 anni di reclusione. 20 anni invece la richiesta per Enrico Cocacola, i fratelli Francesco e Gianluca Di Mauro, Vincenzo Lodato e Concetto Tudisco. Ha chiesto una condanna a 16 anni e 3 mesi di reclusione per Simone Guarrera (a lui è contestato l’aggravante di essersi servito di minori per l’attività illecita dello spaccio). 15 anni la richiesta per Giambattista Spampinato, 14 anni per Sebastiano Pagano, 13 anni per Vito Paladino e Carmelo Nicolosi. La richiesta più lieve di 10 anni e 6 mesi è per l’imputato Andrea Fichera, a cui la pm Sincero ha riconosciuto le attenuanti generiche rispetto al lavoro positivo di reinserimento scattato per le contestazioni quando era minorenne e che sono state oggetto di giudizio del Tribunale dei Minorenni. Si sono già svolte le prime arringhe dei difensori che proseguiranno almeno fino a dicembre. La sentenza, infatti, è attesa per il prossimo gennaio.
L’INCHIESTA – San Giovanni Galermo il 14 gennaio del 2014 si sveglia con il rumore dell’elicottero dei carabinieri. Il “fortino” di cemento di via Capo Passero è preso d’assedio dai carabinieri che eseguono l’ordinanza del Gip Loredana Pezzino che smantella l’organizzazione mafiosa dedita al traffico di cocaina e marijuana in quel “pezzo” di strada. Ai vertici del gruppo, ben strutturato, gli inquirenti identificano Angelo Alessi, Cosimo Massimo Ponzo, Danilo Alessandro Viola e Daniel Salvatore Leonardi (condannati a 20 anni in primo grado).
Dagli esiti processuali emerge una gestione “manageriale” della piazza di spaccio: con una rete di pusher stipendiati oltre 100 euro al giorno, “cavalli” per il rifornimento delle dosi , le “vedette” a fare la guardia (70 euro al giorno il compenso), un contabile e alcuni soldati specializzati per la “gestione del personale”. Il supermarket della droga apriva alle 15 e chiudeva alle 3 del mattino.
I FUNERALI DEL PICCOLO RE – Un discorso a parte merita uno dei capi Cosimo Massimo Ponzo, fratello di Alessandro Ponzo ucciso il 5 maggio del 2012. I funerali di quello che è stato definito dagli investigatori “il leader del fortino dello spaccio” sono stati monitorati dai carabinieri e sono finiti nei faldoni dell’inchiesta Leo 121. Un corteo funebre che ha rappresentato la fotografia inquietante dei “substrati” sociali tipici del “fanatismo” mafioso. Per descrivere quello che è accaduto quel giorno prendiamo in prestito le parole della Gip Loredana Pezzino. Nonostante la giovane età è trattato come un capo riconosciuto e autoritario”. Dimostrazione ne è anche “l’esposizione di striscione di notevoli dimensioni” il giorno dei funerali “apposto sull’intera facciata del civico d’interesse, in cui veniva appellato “piccolo re” di un “impero che non finirà mai”. “Il 09 maggio, dalle ore 14.00 in poi, si svolgono i funerali di Ponzo con la partecipazione dell’intero sodalizio ed il compimento di una serie si azioni che rimandano chiaramente a concetti di tradizione militare oltre che popolare”. “Il feretro viene condotto a spalla, come in trionfo, lungo tutta la Via Capo Passero tra ali di folla che applaudono, ben oltre il tragitto necessario da percorrere per raggiungere la chiesa; al passaggio della salma – scrive la Gip – vengono fatti esplodere numerosi fuochi d’artificio (nonostante sia primo pomeriggio); l’uscita della bara sia dall’abitazione che poi dalla chiesa viene accompagnata dalle note del silenzio fuori ordinanza, in un chiaro (quanto distorto) – evidenza la giudice – segno d’onore ad un caduto nell’adempimento del proprio “dovere”. Il corteo funebre – aggiunge – è preceduto da un improvvisato alfiere, che alza al cielo e mostra alla folla una gigantografia raffigurante Alessandro Ponzo, e riportante in calce la scritta “Alessandro il nostro piccolo Re”. “Infine – scrive ancora la giudice – al termine del funerale, viene tributata alla memoria di Ponzo un corteo di motocicli e auto che percorre via Capo Passero, anche nel chiaro segnale di confermare il controllo “militare” della strada da parte del sodalizio anche dopo l’uccisione del loro piccolo Re”. Uno scenario fin troppo simile al funerale annunciato per il 16enne Eugenio Ruscica, detto Bananedda a San Leone. Uno show che è stato bloccato grazie all’intervento delle istituzioni e alla voce dei giornalisti e della politica. Anche se nessuno lo dice: è stata una sconfitta “amara” per la malavita, perché si è resa conto che lo Stato (se pressato) agisce.
FILONE ABBREVIATO. E’ in dirittura d’arrivo anche il processo d’appello che riguarda il filone abbreviato. Il pg Jole Boscarino ha già discusso e si stanno tenendo le arringhe dei difensori. La sentenza della Corte d’Appello è prevista, anche questa, per il mese di gennaio. In primo grado il Gup, lo scorso anno, ha inflitto condanne per oltre 300 anni di reclusione. Queste le condanne di primo grado della giudice Anna Maggiore: Angelo Alessi, Cosimo Massimo Ponzo, Danilo Alessandro Viola e Daniel Salvatore Leonardi (20 anni), Gaetano Bellia (18 anni 8 mesi), Bruno Grillo (16 anni), Salvatore Calogero (15 anni e 4 mesi), Giovanni Di Mauro, Andrea Musumeci e Concetto Varoncelli (13 anni e 4 mesi), Gaetano Guarnera e Roberto Spampinato (13 anni e 4 mesi), Vito Leonardi (ll anni e 4 mesi), Gianluca Bella e Marino Marco (10 anni), Giovanni Cavallaro e Mirko Scardaci (10 anni). Sono stati inoltre condannati Vincenzo Tomaselli (9 anni e 4 mesi), Antonino Ponzo e Nunzio Parisi (8 anni ed 8 mesi), Agatino Anastasi, Alfio e Massimiliano Bonaccorsi, Alfio Lo Faro e Sebastiano Gabriele Vecchietti (8 anni), Clari Nunzio Clari (2 anni e 8 mesi).


