Incidenti a Palermo: ancora vittime giovanissime

Incidenti, ancora vittime giovanissime: il dolore atroce di chi dice addio

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L'ultima vittima è Rosario Romeo, diciannove anni. Le lettere dei genitori
LA TRAGEDIA
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3 min di lettura

Il dolore dei genitori che dicono addio ai figli è l’estrazione crudele del destino, nella paura di ognuno. Non c’è padre o madre che non vegli con il cuore in gola le ore che passano prima del rientro di una figlia o di un figlio. Per qualcuno l’angoscia diventa l’incubo a occhi aperti, lo schianto di una vita. Ma non basta un’esistenza intera per farci pace.

L’angoscia del sindaco

Ha scritto, qualche giorno fa, Carmelo Scandurra, bravo sindaco di Aci Castello, in calce alle vicende dell’Etna: “Mezzanotte. Il telefono squilla mentre dormi. E quando senti squillare il telefono a quell’ora, credetemi, non pensi alla SORIS. Non pensi all’Etna. Non pensi a un’allerta. Se hai dei figli fuori casa, pensi subito a loro. Pensi: ‘È successo qualcosa?’. Ti alzi dal letto, prendi il telefono e rispondi con il cuore in gola. E solo in quel momento scopri che dall’altra parte c’è la SORIS, il Centro Operativo di Protezione Civile Regionale della Regione Siciliana. E allora capisci che si tratta di un’allerta dell’Etna. E, paradossalmente, tiri un sospiro di sollievo”.

Dove quel sospiro di sollievo non racconta un minorato sentimento della responsabilità, come è ovvio: il sindaco Scandurra – lo ripetiamo – è uno che lavora sodo e tiene alla sua comunità. Piuttosto, riflette la pace che ritorna, davanti al terrore di una eventuale bomba atomica, esplosa nella quiete notturna di una famiglia.

Luca e Rosario

La tragedia in Favorita

Rosario Romeo, un bellissimo e sensibile ragazzo di diciannove anni, è morto, in un incidente nel parco della Favorita. Pensiamo con doloroso affetto ai genitori, a chi lo piange. Ci ha pensato un papà, che ha perso un figlio, ci ha scritto: “Sono passati 10 anni da quel 31 luglio 2016. La Favorita, avevo già detto allora che è una strada pericolosa, non è mai stata messa in sicurezza. Troppe vite spezzate su questa strada. All’epoca non c’erano telecamere per capire cosa sia successo. A noi genitori ci rimane il dolore che al solo pensarci ti lacera il cuore”.

Ester Bonafede

Ester scrive alla speranza

Ester Bonafede, ogni anno, su questo giornale, modula lo strazio per Carlotta sullo spartito di una speranza difficilissima.

Ester ha scritto: “Posso provare la stessa intensità d’amore ed i ricordi sono vividi; sei qui Carlotta stiamo giocando e Tu ridi, fra poco Ti preparerò la cena e Tu siederai di fronte a me ed io penserò di essere la creatura più felice del mondo. I miei figli… come è stato buono Dio con me, mi ha dato la possibilità di fare assomigliare il mio pallido amore al Suo, e Lui abita dentro di me, soprattutto adesso”.

“Ragazzi, state attenti”

Mimmo, sempre con noi, ricordò Simone: “E’ terribile. Ma soprattutto, è innaturaleNoi genitori non dovremmo mai dire addio ai nostri figli in questo modo. Ci vuole tanta forza per andare avanti. Ai ragazzi chiedo di fare attenzione, oggi più che mai”.

Parole diverse, sovrapponibili, nel sentiero che congiunge l’acuta e infinita perdita di un figlio o di una figlia al dovere di ricominciare, di essere ancora madre, o padre, di non mollare mai, per i respiri e per la memoria. Tanti le hanno, purtroppo, pronunciate.

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Alle madri e ai padri sommersi dal lutto noi diciamo, sommessamente, questo: non vi dimentichiamo. Non siete, né sarete mai fogli di carta virtuali sopra un calendario che si mette da parte. Non abbiamo dimenticato Fortunato, Salvuccio e nessun altro. Non siete soli. Vi abbracciamo. Molti di noi sono padri e madri. Tutti siamo figlie e figli. Tutti sappiamo quanto male fa l’amore, nell’ora dell’addio.

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