"Io come Giordana |fortunata a essere viva"

“Io come Giordana |fortunata a essere viva”

La lettera di una lettrice. Una testimonianza di quello che può accadere ovunque, di un fenomeno che non sembra conoscere tregua, né confini geografici o sociali.

la testimonianza
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CATANIA – Quello di Giordana è stato il più recente. Non il primo, né certamente l’ultimo di una serie di violenze, in queso caso culminate in un brutale omicidio, ai danni delle donne, delle compagne, delle mogli. Un fenomeno che sembra non conoscere tregua né confini geografici o sociali. Riceviamo e pubblichiamo la testimonianza di Paola, vittima del proprio compagno. “Ognuna è stato un pugno nello stomaco.

Stefania, Giordana. Ogni donna uccisa dal compagno, ragazzo, o ex, non importa, mi ricorda che a piangere sulla mia bara avrebbero potuto esserci i miei genitori. E di quanto sia stata fortunata, io, nell’essere rimasta viva. Non so quanto e se serva questa mia testimonianza, ma la voglio lo stesso condividere.

Ero giovane e, probabilmente, non rifarei nulla di quanto ho fatto all’epoca, ma avevo vent’anni. Lui molto più grande di me. Dopo tre anni la fine di una relazione intensa ma soffocante, fatta di piccoli soprusi da parte sua che mi hanno lentamente annullata. La situazione, però, non è mai degenerata. Mai andata oltre un litigio, per quanto grande che fosse. Fino al giorno in cui mi decisi a lasciarlo. Chissà cosa scatta nella mente di un uomo quando decide di usare violenza alla propria compagna. Nel mio mi chiedo ancora cosa sia successo, e cosa abbia fatto decidere al mio “ragazzo” che, il viso che fino a qualche mese prima accarezzava, doveva essere segnato da lividi e sangue raggrumato. Mi chiedo come sia stato possibile farmi stringere in un angolo e lasciare che mi prendesse a pugni.

Mi chiedo come sia stato possibile che mi sia rimessa con lui, spinta da un senso di colpa che non riesco a esprimere a parole. Ero stata io, secondo la giovane e inesperta me di allora, a renderlo così violento. Io con il mio comportamento. Io che avevo osato lasciarlo perché non più innamorata.

Non che meritassi le botte. No, quello non l’ho mai pensato. Indipendente, istruita, sapevo perfettamente che ciò che mi stava succedendo era sbagliato, pericoloso, deleterio, e che avrei dovuto rivolgermi alla Giustizia. Lo sapevo ma non l’ho fatto. Lui era stato pur sempre il mio compagno per tre anni: come avrei mai potuto? Dopo qualche mese ci siamo lasciati. Sono riuscita a farmi odiare. A quel punto, non c’era più posto per la violenza. Non nei miei confronti. Io mi ero salvata. Ma forse non chi è venuta dopo di me.

 

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