PALERMO – La spesa pubblica improduttiva in Sicilia va tagliata. Un imperativo già sentito e risentito, certo. Ma fa più notizia quando a lanciare la proposta, con una presa di posizione solenne, è un sindacato. Nella fattispecie la Cisl, che domani mattina ai Cantieri culturali della Zisa lancia “Liberare risorse per creare lavoro e buona economia”. Da qui il sindacato, alla presenza del segretario nazionale Raffaele Bonanni, lancerà il suo guanto di sfida alla Regione chiedendo una cura dimagrante per la spesa clientelare: “L’emergenza siciliana – dice il segretario Maurizio Bernava – impone scelte forti, con azioni di ristrutturazione del funzionamento, del costo e dell’utilizzo di personale e servizi di Regione, enti locali e società partecipate”.
Bernava annuncia così l’evento: “Ci assumiamo l’onere di proporre un percorso concreto, capace di sbloccare il sistema Sicilia travolto da una crisi economica e finanziaria che pare irreversibile e da un sistema politico e di governo locale che sembra ingessato e immobile di fronte all’emergenza economica, sociale e amministrativa. Impegneremo tutta la Cisl siciliana su scelte coraggiose, nella contrattazione, per portare la Sicilia fuori da un vecchio modello economico e di gestione delle risorse pubbliche, insostenibile finanziariamente e che con vecchie e nuove emergenze, porterà la Sicilia verso il fallimento”.
La Cisl non spera troppo nella manovra-ter che l’Ars affronterà nei prossimi giorni. “Non ci saranno manovre finanziarie sufficienti in grado di far fronte alla gravissima emergenza economica e sociale in Sicilia – ragiona Bernava -. L’emergenza siciliana impone scelte forti, con azioni di ristrutturazione del funzionamento, del costo e dell’utilizzo di personale e servizi di Regione, enti locali e società partecipate. La Cisl intende contribuire con scelte di responsabilità nell’interesse generale a salvare la Sicilia dal baratro del fallimento del sistema pubblico, della desertificazione del sistema produttivo; e dalla marginalità e rassegnazione di ampi e diversi strati sociali. Proponiamo un piano le cui parole chiave ruotano attorno a cinque R: ristrutturare, razionalizzare, risparmiare, recuperare e ricollocare le ingenti risorse del nostro sistema regionale, ingessate da sprechi, stipendifici improduttivi, debiti, intermediazioni e rendite parassitarie, burocrazia e controllo politico del consenso clientelare”.
Bloccare lo stipendificio pubblco per liberare risorse da destinare alla crescita, questo il percorso. “Senza previsione di crescita, è un obbligo morale prima che politico recuperare più risorse possibile dal sistema bloccato e ingessato che produce solo guai alla comunità e alimenta la disperazione sociale”, si legge nella nota del sindacato.
Un appello di rottura che arriva proprio nei giorni caldissimi della vertenza Eni, che minaccia di essere un nuovo capitolo della tragica telenovela sulla desrtificazione industriale in Sicilia.
Oggi pomeriggio a Palazzo d’Orleans Rosario Crocetta incontrerà i segretari confederali Barone, Bernava e Pagliaro per fare il punto sulla situazione dopo i suoi incontri romani di ieri. I sindacati chiederanno al governo regionale di interloquire col governo nazionale, principale azionista di Eni, anche per prospettare strategie industriali per il futuro.

