Non solo le parole. La faccia. Nell’intervista che il commissario di Palermo ha concesso a Livesicilia, risaltano i lineamenti di una signora coscenziosa e perbene, gravata dall’immane mole di macerie sul tavolo, aiutata solo dalla competenza e dal coraggio di un prefetto che va dove la chiamano “perché siamo come i militari”.
Luisa Latella racconta la verità su uno sfascio che è già qui. La città verrà distrutta all’alba, cioè domani, tra poche ore. Colpa di una sciagurata gestione amministrativa e di una oppressiva morsa congiunturale. E’ il fallimento della politica, di questa sordida politica palermitana che produce rapaci, iene, puzzole e, raramente, persone.
Il disastro in atto viene sfuggito come la peste dalla propaganda – salvo qualche occasione – che, casomai, permette brevi cenni circa la tragedia. Su twitter, su facebook, nei comizi virtuali o in carne e ossa, si preferisce spiegare che il baratro esiste, ma che c’è anche una comunità operosa che rovescerà le sorti della battaglia, preparando un radioso futuro. E’ una menzogna e chi la predica non è né sarà mai in grado di concepire un progetto serio per il bene comune. C’è un filo di speranza che sempre accompagna la più nera disperazione. Purtroppo, non scanserà uno solo dei giorni amarissimi che ci attendono. Palermo ha davanti un bivio. Può scegliere di annegare. Può scegliere di ricominciare, sapendo che la sofferenza sarà un peso inalienabile, il prezzo da pagare, senza certezza del risultato. Altro non c’è.
