PALERMO – “Chi non vuol partecipare al governo dovrebbe per lo meno ritirare la propria delegazione dalla giunta per consultazioni”, commentava ieri a caldo Rosario Crocetta a proposito dei siluri lanciati al suo indirizzo da Davide Faraone alla Leopolda. Dove il sottosegretario ha detto che sarebbe “da Tso” (pazzo da legare, insomma) se oggi dicesse sì alla ricandidatura del governatore. In compenso, Faraone ha elogiato quanto realizzato al governo dagli assessori renziani. Insistendo, insomma, nell’ormai consueto schema retorico che da anni permette al proconsole di Renzi di tenere un piede in due scarpe in Sicilia: fustigatore del governo (ma soprattutto del governatore) e azionista di maggioranza relativa del governo stesso, con la bellezza di cinque assessori riferibili alla sua area, titolari di deleghe pesantissime tra le quali economia, sanità ed energia e rifiuti.
Il “gioco” dei renziani continua insomma. Come la guerriglia con Crocetta. Una schermaglia infinita che promette di proseguire fino alla fine della legislatura, tanto più che nella sua Leopolda sicula (“leopoldina”, l’ha ribattezzata sprezzante il presidente della Regione) Faraone ha aperto ufficialmente le danze per la campagna elettorale per le primarie che dovranno partorire il nome del candidato a Palazzo d’Orleans. Ruolo che Crocetta rivendica. E a cui Faraone sembra fare più che un pensierino.
Ma per chiedere il voto ai siciliani dopo cinque anni di governo, non ricandidando il governatore, l’unica, strettissima via da percorrere è quella di raccontare ai suddetti che il fallimento di questa esperienza di governo sia tutta farina del sacco di Crocetta, assolvendo da ogni responsabilità il gruppo dirigente del partito, e in particolare i renziani che con Crocetta governano da sempre tenendosi stretti gli assessorati più strategici. È un equilibrismo molto complicato quello che Faraone tenta di portare avanti. Da qui la mossa di Crocetta di convocare a Palazzo d’Orleans gli assessori più vicini al sottosegretario per offrire una plastica rappresentazione di come i renziani siano legati mani e piedi alle sorti del governo, avendone condiviso fin qui le responsabilità.
E’ complicato il gioco che Faraone sta tentando. Tanto che una vecchia volpe della politica a lui vicino, Totò Cardinale, sembra abbia tentato di smussare in vari modi l’attacco a testa bassa al governatore pur mantenendo le truppe di Sicilia Futura ben vicine alla galassia renziana, anzi, ormai organiche a essa. La strategia della corrente di lotta e di governo è un filo sottile su cui camminare e il rischio di cascare e farsi male c’è tutto. Tanto che qualcuno, persino dalle parti dei renziani, fa notare come Faraone abbia parlato il venerdì con slancio da quasi candidato a Palazzo d’Orleans e la domenica invece “solo” da promotore delle primarie.
Tra i due litiganti, poi, ci sono i terzi, che non godono affatto. C’è tutto un pezzo del Pd non renziano e non vicino a Crocetta che non vorrà fare da semplice spettatore alla guerriglia. A partire dal segretario Fuasto Raciti, i cui sforzi per ricompattare il partito all’epoca della genesi del Crocetta quater sono andati a sbattere contro i piani ben diversi (e già abbastanza chiari allora) dei renziani. E ci sono poi gli altri alleati. L’Udc con Gianpiero D’Alia ha dato ieri segnali di insofferenza, parlando di voto anticipato (ma tra un tweet domenicale e il ritiro degli assessori dalla giunta ne corre di differenza, a proposito di tatticismi politici). Ncd resta defilata, anzi, da qualche tempo gli alfaniani sembrano tornati ad annusarsi con i vecchi compagni di partito di Forza Italia.
Insomma, sembrano esserci tutte le premesse perché il caos politico che è stato il leit motiv della legislatura conosca in questo finale la sua punta massima.

