PALERMO – Nella faccia di questo vecchio, di questo nonno Mariano, intagliata come un albero maestoso delle sofferenze e dei dolori che, con la gioia, sono i compagni di un viaggio di molti anni, traspare un disperato bisogno di umanità.
La vicenda è nota ed è stata raccontata in diversi contesti mediatici. LiveSicilia l’ha documentata. ‘Le Iene’ ne hanno seguito le tappe in tv, filmandole puntualmente. E c’è appunto una narrazione bruciante che trae la sua origine dai presunti torti e dalle presunte ragioni, che tira fuori la lavagna dei buoni e dei cattivi.
Ci sono parole amare che, a margine dell’espressione dolente di un vecchio che non potrà morire nella sua casa, in quella che lui considera, sentimentalmente, casa sua, tracciano la classifica aggiornata della morale. E ci sono, d’altra parte, sentenze, articoli di legge e decisioni che hanno definito la questione, secondo una tecnica del diritto che può apparire fredda, oppure spietata, ma a cui non è lecito sottrarsi, perché rappresenta il presidio di tutti.
Ora, forse, bisognerebbe prescindere dal materiale incandescente delle polemiche, uscire dalle aule dei tribunali, lasciarsi alle spalle l’arena delle possibili ragioni e dei potenziali torti che, in una famiglia, assumono, talvolta, un rilievo che va oltre le cose. E sarebbe l’occasione di mettersi in sintonia con quel disperato bisogno d’umanità.
Chi, per legami familiari, ha avuto modo di frequentarli i vecchi, sa che i capelli bianchi ne esaltano il bene e redimono quel poco o tanto di male che può esserci stato in una esperienza che si avvia al compimento. Sappiamo che i vecchi sono proprio come gli alberi: tagliuzzati, spezzati, vilipesi, eppure restano ai margini di una strada per indicare la direzione. I vecchi della canzone di Baglioni, magari, ci saranno andati al mare sulla dissolvenza dell’ultima strofa e avranno fatto pace con Dio che è il vecchio più vecchio di tutti.
E chi ha conosciuto, almeno, tre quarti dei nonni conserva le sue preziose memorie che hanno sempre l’odore di qualcosa. Il Ciocorì sistemato nell’armadio dei vestiti per l’inverno, che recava immancabilmente un retrogusto di naftalina. Le corse da nipoti sulle scale per dare o ricevere un abbraccio, in certe giornate sfolgoranti dell’infanzia. Le merende a pane e cioccolato. La sera a tavola, con Heather Parisi in tv. Le tenerezze che non si sono mai scolorite. E c’era il sole sul muro, nel soggiorno dei nonni, né è mai apparso così solare altrove.
I nonni, i vecchi, gli alberi che con la pazienza delle ferite ricucite comunicano, con ogni tempo, la fine della guerra.
Nonno Mariano è un vecchio, un albero, un reduce. Ha espresso il desiderio di morire in una casa di Mondello, in quella che il suo cuore considera il luogo per finire tutto. E ci saranno i torti e le ragioni – chi lo negherebbe – con la giustizia, con la spettacolarizzazione. Ma certe volte per fare, tutti, pace con Dio basta un gesto. Una risposta a quel disperato bisogno d’umanità.

