PALERMO – Assolta dal Tribunale perché il fatto non sussiste. Più che un processo era un paradosso della giustizia quello che vedeva coinvolta una cardiologa palermitana, madre adottiva di due bambini disabili. Fermata dai vigili urbani a Palermo, multata e e processata per falso. La sua colpa? Avere esposto in macchina una fotocopia e non il pass originale per il parcheggio riservato ai portatori di handicap.
Il paradosso si concretizza una manciata di minuti dopo le undici del 15 ottobre 2015. La donna arriva con la sua macchina in via Malaspina, a Palermo. Si ferma in uno stallo per disabili a pochi metri da una sanitaria specializzata. Non sta facendo shopping, deve ritirare un body walker, un tutore ordinato in Germania che serve a reggere le articolazioni di uno dei suoi figli. La donna vive, giorno dopo giorno, la scelta coraggiosa di diventare madre adottiva di due bambini con gravi disabilità. Fa la cardiologa, per altro molto apprezzata, in un ospedale pubblico palermitano e ha deciso di dedicare le energie della sua vita prendendosi cura di due bambini meno fortunati di altri.
Gli occhi dei due vigili zelanti, che poco prima avevano suggerito alla donna di parcheggiare nel posto riservato, cadono sul pass e annotano l’infrazione: nella macchina è stata esposta la “fotocopia a colori plastificata del contrassegno”. La donna spiega che non c’è alcuna irregolarità. Ha fatto sì la fotocopia, ma di un documento di cui è regolarmente titolare. Niente da fare. La procedura parte con la multa da 85 euro. Se paga entro cinque giorni ha diritto all’abbattimento fino a 59 euro e 50 centesimi. La mossa successiva è il sequestro del contrassegno e la denuncia alla Procura della Repubblica. Il sigillo finale è l’avviso di garanzia per “falsità materiale commessa dal privato”.
Gli avvocati Mauro Torti e Corrado Nicolaci hanno puntato la difesa sulla personalità della dottoressa e della sua famiglia, e smontato nel merito l’accusa: giurisprudenza alla mano “il reato di falso materiale si configura solo quando la fotocopia – così si legge in una sentenza della Cassazione – non si presenti come tale, bensì con l’apparenza di un documento originale, atto a trarre in inganno”. E poi che falso è se si tratta della fotocopia di un documento originale di cui si ha il legittimo possesso?


