PALERMO – Stava andando a lavorare, c’era fango lungo la strada e si è schiantata in macchina contro un albero. È andata bene alla dottoressa S.M.T., 47 anni. La memoria si sposta inevitabilmente alla triste storia di Giuseppe Liotta, il medico travolto dal fango e ucciso mentre andava a lavorare all’ospedale di Corleone. È lo stesso ospedale dove si stava recando la donna. È la stessa strada. I due erano colleghi. I suoi legali, gli avvocati Mauro Torti e Corrado Nicolaci, hanno presentato una querela, prima della morte di Liotta, in cui ricostruiscono i fatti avvenuti il 22 ottobre scorso.
Alle 8:45 del mattino il medico stava percorrendo la Strada Provinciale 4 al volante della sua Volvo. Al chilometro 10.800 il manto stradale era invaso dal fango. Non era una giornata piovosa. Ecco perché, secondo i legali, il fango proveniva dai terreni confinanti “privi di muri di contenimento”. Impossibile mantenere il controllo del mezzo, nonostante la donna proseguisse, così ha dichiarato, entro i limiti di velocità. Il referto dei medici dell’Ospedale dei Bianchi di Corleone parla di “distorsione del rachide cervicale con cervicobracalgia destra, contusione del naso, contusione dell’emicostato sinistro” con prognosi di quindici giorni.
A soccorrere la donna in stato di shock sono stati altri automobilisti. Hanno chiamato i sanitari e le forze dell’ordine che hanno constatato la presenza del fango e si è scoperta la presenza di un tubo di drenaggio dei campi limitrofi che scaricava sull’asfalto. La strada per Corleone, seppure rifatta negli ultimi anni, rischia di essere una trappola. Al di là del caso del medico, l’asfalto presenta degli improvvisi avvallamenti che la rendono insicura. Chi deve vigilare, chi deve evitare gli incidenti, chi deve controllare che il fango non invada la carreggiata? Sono gli interrogativi dei legali che si d’ora annunciano che si costituiranno parte civile in un eventuale processo.

