PALERMO – Dall’allarme per l’eccessiva mortalità da ictus in Sicilia, alle nuove reti per l’emergenza- urgenza degli ospedali. Passando dai reparti incompiuti, decine di milioni di euro dei fondi covid e poi ci sono i manager, investimenti miliardari in tutta la Sicilia. Ecco la sanità che ci attende. L’intervista a Salvatore Iacolino, il direttore generale del dipartimento per la pianificazione strategica dell’assessorato alla Salute.
Partiamo dalla realtà siciliana, i dati dell’Agenas sono allarmanti
“C’è una rete in Sicilia, è stata costituita qualche tempo addietro, poi integrata, c’è anche una rete di neuroradiologia, tuttavia la mortalità a 30 giorni effettivamente è alta. C’è un problema di concentrazione molto forte sulle aree metropolitane delle reti hub e stroke, nelle 6 province senza aziende ospedaliere le cose non stanno così e questo crea un rapporto difficile anche col 118”.
Nelle 6 province senza aziende ospedaliere cosa accade?
“Le tre aree metropolitane hanno le aziende metropolitane e quelle ospedaliere, questo favorisce una risposta più efficace. Nelle province minori ci sono le aziende provinciali, con meno ospedali. Per esempio ad Agrigento, la stroke è prevista a Sciacca, non è stata ancora attivata, ma stiamo lavorando a progetti importanti”.
Quindi ci sono una serie di hub incompiuti nella rete dello stroke?
“C’è stata una difficoltà di reclutare i medici e per questo non può esserci una stroke senza neurologi. La risposta tanto più è rapida quanto più è efficace, nelle reti tempo-dipendenti”
Massimo Russo aveva previsto gli hub per lo stroke integrandoli con la medicina generale, ma sono rimasti irrealizzati da Crocetta e da chi è venuto dopo
“Io non conosco la mappatura della rete pensata da un assessore di 15 anni fa, io mi rifaccio ai decreti del 2019 e a quello del 2022. Oggi c’è una rete formata nel 2019. Il ministero ci chiede altri tre hub”.
Tutto rientra nella riorganizzazione dell’emergenza urgenza e riguarda anche traumatologia e cardiologia?
“Sì. Stiamo lavorando a obiettivi importanti, come a quello di avviare un percorso per migliorare il sistema, ma tutto questo è legato alla necessità di reclutare il personale e il governo Schifani è particolarmente attento a questo tema”.
Dal punto di vista pratico per gli altri tre hub proposti dal ministero, avete preparato una calendarizzazione?
“Giorno 3 aprile ci rivedremo riunendo il tavolo tecnico per la revisione della rete ospedaliera. Il sistema va modificato anche alla luce del Pnrr, che può cambiare anche l’assistenza territoriale, con le case di comunità. Se abbiamo una popolazione anziana particolarmente presente in alcuni territori, serve un’assistenza diversa. Ma tutti questi temi dipendono dalla condizione orografica e dal sistema infrastrutturale, come le strade”.
A cosa state lavorando, in particolare?
“Stiamo provando a rivedere la rete ospedaliera, utilizzando il Pnrr nei tempi per rivedere l’assistenza di prossimità e poi bisogna migliorare il sistema dell’emergenza territoriale. Chi li soccorre questi pazienti? Il 118. Ci sono 251 postazioni di ambulanze delle quali solo 108 sono medicalizzate. Con un mio provvedimento stiamo ampliando la platea dei medici a bordo consentendo anche a coloro che operano nell’area critica di poter essere ampliare, insieme agli anestesisti e a quelli esteri, il numero delle medicalizzate”.
Ma per la trombolisi ci vorranno sempre più hub, giusto?
“Sì, stiamo lavorando insieme alle aziende per individuare dove allocarle”.
Andiamo alla telemedicina, altra criticità rilevata dall’Agenas
“Se la Lombardia non aggiudica la gara per la piattaforma nazionale e regionale, alla quale abbiamo aderito e se la Puglia non definisce le postazioni di lavoro, non è colpa nostra. La telemedicina esiste anche indipendentemente dalle risorse del Pnrr, al Cannizzaro c’è già. Il Pnrr prevede 40 milioni di euro per la telemedicina. Aggiungo che ad aprile ci saranno un altro centinaio di medici che la Regione assumerà”.
C’è il tema del sovraffollamento dei pronto soccorso
“Molta gente ha difficoltà a fronteggiare, con proprie risorse, le prestazioni di cui ha bisogno. C’è una difficoltà legata al nostro contesto siciliano, molto spesso ci si va per vicende poco rilevanti. È un tema culturale, si va direttamente al pronto soccorso. C’è poi un tema sul quale fare chiarezza. Il 27 luglio abbiamo approvato il piano di abbattimento delle liste di attesa, che ha avuto un discreto successo, il grosso riguardava la bonifica delle liste, c’erano prestazioni caricate nel 2023, sono stati ampliati gli ambulatori con il concorso dei privati. Il presidente della Regione ieri ha firmato un protocollo con Ismett. Sulle liste d’attesa bisognerà spingere l’acceleratore”.
Le altre mosse?
“Nei prossimi giorni nomineremo i direttori generali e se c’è un tema su cui il presidente è particolarmente presente è quello della sanità. Sono stati approvati investimenti per oltre un miliardo di euro solo su Palermo, è una procedura voluta proprio da Schifani e punteremo sul polo di eccellenza pediatrico, con 150 posti letto”.
Che fine hanno fatto i fondi covid, con i padiglioni all’interno degli ospedali, mi dicono alcuni manager che gli appalti si sono bloccati
“Stiamo lavorando per potenziare la rete di terapia intensiva e subintensiva, il progetto complessivo prevede di arrivare a 550 posti letto e a 20mila metri quadrati di pronto soccorso. Proprio il 2 aprile partiranno i lavori per i 18 posti letto di Agrigento. Stiamo lavorando per sbloccare le opere, abbiamo trovato situazioni che necessitavano di supplementi istruttori, stiamo rimodulando la rete che era stata definita dalla precedente struttura commissariale”
In conclusione, la sfida delle 4 ore e mezza per bloccare le conseguenze terribili degli ictus, la Sicilia la vincerà?
“La Sicilia deve vincere la sfida delle reti tempo dipendenti. Più posti letto ci sono, più è possibile assistere nel modo opportuno. È fondamentale rimodernare la rete delle case di comunità, è tutto un percorso di intensità di cura. Stiamo lavorando intensamente con l’assessore e il presidente della Regione ci crede fortemente, ci sono 800 milioni di euro del Pnrr, al netto di possibili riduzioni. Ci vuole tanta passione e tanto impegno, ma ce la faremo”.

